FLESSIBILITA' CERCASI

A quanto pare, non da una sola voce isolata ma da un coro ben accordato, emerge che, nonostante il grande impegno quotidianamente profuso nelle attività lavorative e l’immagine complessivamente positiva che l’Istituto continua a trasmettere all’utenza, vi siano alcune realtà territoriali che, talvolta, si caratterizzano per una certa – potremmo dire – “vocazione alla scarsa flessibilità”, tale da farla apparire come vera e propria rigidità.
Una rigidità che, se può essere utile nelle strutture portanti, appare decisamente meno efficace quando viene applicata alla gestione delle persone, delle loro esigenze e, più in generale, al necessario equilibrio organizzativo che dovrebbe accompagnare il buon funzionamento dei servizi.
In tale contesto, emergono alcune criticità operative che meritano un chiarimento formale e trasparente. In particolare, pur essendo noto che le ferie maturate nell’anno precedente debbano essere fruite entro il 30 giugno dell’anno successivo, viene posto il tema della possibilità – già praticata in passato – di avviarne la fruizione entro tale termine e completarla nei primi giorni di luglio, in un’ottica di continuità organizzativa e senza inutili rigidità interpretative. Allo stesso modo, viene segnalato come sia stata fornita, esclusivamente in forma verbale, l’indicazione secondo cui non sarebbe possibile usufruire dei REC0 prima dell’esaurimento delle ferie, circostanza che suscita più di una perplessità in assenza di un chiaro riferimento normativo, soprattutto nei casi in cui tali istituti risultino regolarmente autorizzati. Non meno rilevante appare, infine, la resistenza che si starebbe manifestando rispetto al lavoro agile in modalità mista, strumento ormai consolidato e disciplinato, che sembrerebbe oggetto di contestazioni non sempre supportate da indicazioni formali altrettanto definite.
Nel ribadire il valore del lavoro svolto quotidianamente da tutto il personale e l’importanza di preservare un clima organizzativo sereno, rispettoso e collaborativo, si richiama l’attenzione sulla necessità di adottare approcci gestionali improntati a maggiore flessibilità, chiarezza e coerenza, evitando interpretazioni eccessivamente restrittive che rischiano di tradursi in appesantimenti non giustificati.
Perché, in fondo, l’efficienza di un’organizzazione non si misura soltanto nella rigorosa applicazione delle regole, ma anche nella capacità di interpretarle con equilibrio e buon senso, senza trasformarle in esercizi di ginnastica burocratica.
Il buon senso non dovrebbe mai andare in ferie.
Roma, 9 aprile 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
DIFFERENZIALI ECONOMICI: OLTRE LE GRADUATORIE, IL VALORE DELLE PERSONE

Fra aspettative e delusioni, l’amara logica dei numeri trova una delle sue espressioni più evidenti proprio nei differenziali economici previsti dal contratto.
Perché è lì che la graduatoria smette di essere solo una lista e diventa conseguenza concreta: chi rientra accede a un avanzamento economico, chi resta fuori vede rinviata – spesso di anni – ogni possibilità di riconoscimento.
E tutto si gioca su un punteggio. Su una soglia. Su uno scarto a volte minimo, ma sufficiente a determinare una differenza sostanziale nel trattamento economico e, inevitabilmente, anche nella percezione del proprio valore professionale.
Il contratto, nel prevedere i differenziali, introduce uno strumento che dovrebbe premiare il merito e valorizzare l’esperienza. Tuttavia, quando questo meccanismo si traduce in graduatorie rigide e contingentate, il rischio è evidente: trasformare un’opportunità di crescita diffusa in una competizione selettiva, dove non tutti possono essere riconosciuti, indipendentemente dal reale contributo apportato.
Così accade che lavoratori con percorsi solidi, con anni di servizio e responsabilità sulle spalle, restino esclusi non per mancanza di valore, ma per effetto di un sistema che, per sua natura, deve tagliare, selezionare, limitare.
E allora la distanza tra chi “ce l’ha fatta” e chi no non riflette necessariamente una differenza reale di merito, ma piuttosto l’effetto di un meccanismo numerico che comprime la complessità delle professionalità in una scala.
Ma c’è anche una questione che non può essere elusa.
Viene da chiedersi se, in assenza di quella mono firma sul contratto integrativo, si sarebbe potuto ottenere qualcosa in più. Più risorse, criteri più inclusivi, una platea più ampia di beneficiari.
Perché quando un accordo nasce senza una piena condivisione, il rischio è quello di accettare un equilibrio al ribasso. Un equilibrio che, nei fatti, si traduce in graduatorie più strette, esclusioni più ampie e in una competizione ancora più marcata tra lavoratori che, invece, dovrebbero essere tutti destinatari di un riconoscimento.
È una riflessione che non guarda al passato per mera polemica, ma al presente e al futuro: per capire se le scelte fatte abbiano realmente tutelato fino in fondo le aspettative del personale o se, al contrario, abbiano finito per limitarle.
Perché se è vero che le risorse sono limitate, è altrettanto vero che il modo in cui si negoziano e si distribuiscono fa la differenza. E può determinare se un istituto contrattuale diventa un’opportunità diffusa o un’occasione per pochi.
Serve allora una riflessione più ampia: su criteri, modalità e soprattutto sulla capacità del sistema di non lasciare indietro, ciclicamente, sempre gli stessi. Perché il merito non può essere una fotografia scattata una volta sola, né un traguardo riservato a pochi, ma un percorso che deve poter trovare, nel tempo, un riconoscimento reale e diffuso.
Roma, 3 aprile 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
AREE/FUNZIONI PROCEDURE: UN MODELLO CHE CHIEDE UNA SVOLTA

L’assetto organizzativo introdotto negli ultimi anni ha puntato su un’idea ambiziosa: rafforzare l’autonomia delle Direzioni, attribuendo loro una gestione completa dei servizi, anche attraverso nuove articolazioni dedicate al presidio delle procedure informatiche. Un’impostazione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto rendere più fluido il rapporto con le strutture tecnologiche e migliorare l’efficacia complessiva dell’azione amministrativa.
Sulla carta, un disegno coerente. Nella pratica, molto meno.
L’esperienza maturata evidenzia infatti come questo modello, pur con alcune eccezioni, non abbia prodotto i risultati attesi. Al contrario, ha spesso generato sovrapposizioni, frammentazioni e una gestione non sempre efficace dei processi, allontanando anziché avvicinare competenze e responsabilità.
Ma il punto più critico riguarda le persone.
I funzionari informatici inseriti in queste articolazioni si trovano a operare in contesti che non valorizzano appieno il loro profilo professionale. La distanza dalle strutture tecnologiche centrali ha prodotto nel tempo un progressivo disallineamento rispetto alle competenze richieste dal ruolo, con evidenti ricadute sulla crescita professionale, sull’aggiornamento delle competenze e sulle prospettive di carriera.
Non è solo una questione organizzativa: è un tema di valorizzazione del capitale umano. Lasciare che professionalità qualificate si muovano in contesti non coerenti con il proprio percorso significa esporsi al rischio concreto di perdita di competenze, motivazione e, nel medio periodo, di risorse stesse.
Un dato recente, per quanto da solo non esaustivo, rappresenta inoltre un segnale che non può essere ignorato. Nell’ultima selezione per idoneità a Capo Progetto Informatico, la stragrande maggioranza delle valutazioni di inidoneità si è concentrata tra i funzionari inseriti nella funzione procedure. Non si tratta di una coincidenza né, tantomeno, di una valutazione sulle capacità individuali delle persone coinvolte. La statistica, in casi come questo, non esprime giudizi, ma evidenzia dinamiche: quando un esito si concentra in modo così marcato all’interno di una specifica articolazione organizzativa, è legittimo interrogarsi sull’efficacia del contesto in cui quelle professionalità operano.
Se un ambiente di lavoro non consente un adeguato sviluppo delle competenze, non favorisce l’aggiornamento tecnico continuo e non mantiene un collegamento stabile con le strutture tecnologiche centrali, è inevitabile che nel tempo si crei un divario tra il profilo formale richiesto e le competenze effettivamente esercitate e riconosciute.
Ripensare questo modello non è un passo indietro, ma un atto di responsabilità. Significa prendere atto delle criticità emerse e intervenire per costruire un’organizzazione più efficace, più coerente e più capace di valorizzare le proprie professionalità.
Continuare lungo questa strada, ignorando i segnali che arrivano dall’esperienza concreta, rischia di produrre effetti ben più gravi: indebolire l’Istituto e disperdere competenze che rappresentano un patrimonio fondamentale.
Alla luce di quanto esposto, riteniamo non più rinviabile una revisione dell’attuale assetto delle aree e delle funzioni procedure, da avviare prima dell’assegnazione delle nuove posizioni organizzative informatiche. Procedere diversamente significherebbe consolidare criticità già emerse.
È necessario fermarsi, valutare con attenzione l’efficacia delle attuali collocazioni funzionali e intervenire per riallineare competenze, ruoli e responsabilità, restituendo coerenza ai percorsi professionali e assicurando che i nuovi progetti siano affidati a strutture e contesti realmente in grado di sostenerli.
Roma, 2 aprile 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
NUOVE LINEE GUIDA SU LAVORO AGILE E DA REMOTO: PIU’ AMPIA LA PLATEA, MA RESTA FORTE LA DISCREZIONALITA

Nel corso della riunione odierna con la delegazione trattante sono state illustrate le nuove Linee guida sul lavoro a distanza, che ricomprendono sia il lavoro agile sia il lavoro da remoto.
Un elemento di novità rilevante riguarda il superamento dell’istituto del telelavoro: l’Amministrazione dichiara infatti l’intenzione di andare oltre questo strumento, pur mantenendo validi i Piani di sviluppo del telelavoro e i relativi contratti individuali fino alla loro naturale scadenza.
Il quadro che emerge è articolato e, per molti aspetti, contraddittorio.
Da un lato, si registra un ampliamento significativo delle condizioni di priorità per l’accesso al lavoro agile e, in parte, al lavoro da remoto. Vengono finalmente riconosciute situazioni reali e diffuse: caregiver familiari, lavoratrici e lavoratori con particolari condizioni di salute, esigenze di assistenza familiare estesa e distanze rilevanti dalla sede di servizio. Si tratta di un passo che va nella direzione giusta, perché intercetta bisogni concreti e sempre più presenti nella nostra organizzazione.
Dall’altro lato, però, non si può non evidenziare come a queste aperture si accompagnino scelte che segnano un arretramento sul piano delle garanzie.
Scompare ogni riferimento al confronto sindacale nelle modalità di accesso e gestione degli istituti: un elemento grave, che riduce gli spazi di partecipazione e indebolisce il ruolo delle rappresentanze dei lavoratori, lasciando maggiore margine alla discrezionalità dell’Amministrazione.
Sul lavoro agile, inoltre, viene eliminato il rinnovo automatico degli accordi individuali, introducendo un elemento di incertezza per chi già oggi utilizza questo strumento e rendendo più instabile una modalità lavorativa che dovrebbe invece essere consolidata.
Si rafforza, complessivamente, il potere unilaterale dell’Amministrazione, sia nella fase di concessione – pur in presenza dell’obbligo di motivare eventuali dinieghi – sia nella fase di recesso, ampliando di fatto le possibilità di revoca.
Per quanto riguarda il lavoro da remoto, pur a fronte dell’ampliamento delle priorità, resta invariato un modello organizzativo rigido, fortemente ancorato a vincoli di orario, timbrature e controlli, senza una reale evoluzione verso forme di maggiore autonomia e fiducia.
Anche la possibilità di superare il principio della prevalenza della presenza, prevista per il lavoro agile nei casi più gravi, rimane circoscritta a situazioni eccezionali e non modifica l’impianto generale.
Il risultato complessivo è un equilibrio fragile: si allarga la platea dei potenziali beneficiari, ma non si rafforzano in modo adeguato le garanzie né si compie un vero salto di qualità nell’organizzazione del lavoro.
Il rischio concreto è che lavoro agile e lavoro da remoto continuino a essere percepiti più come concessioni che come strumenti strutturali, esigibili e stabili.
Per queste ragioni riteniamo indispensabile aprire un confronto vero, non formale, che rimetta al centro non solo le esigenze organizzative, ma anche la qualità del lavoro, la dignità delle persone e la certezza dei diritti.
Su questo terreno sarà necessario proseguire con determinazione, perché il cambiamento non può fermarsi a metà.
Roma, 18 marzo 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
FERIE: FINALMENTE CHIAREZZA E REGOLE UNIFORMI IN TUTTE LE SEDI

Accogliamo con favore le ulteriori precisazioni fornite dall’Istituto in materia di ferie.
Finalmente si fa chiarezza e uniformità in tutte le sedi dell’Istituto, superando difformità applicative che negli ultimi mesi hanno generato incertezza tra le lavoratrici e i lavoratori.
Viene ribadito un principio fondamentale:
almeno due settimane di ferie devono essere fruite nell’anno di maturazione;
le restanti giornate possono essere utilizzate entro il 30 giugno dell’anno successivo.
Importante anche il chiarimento sulla programmazione delle ferie, che dovrà essere effettuata entro aprile, ma che non è rigida né definitiva, potendo essere aggiornata in presenza di esigenze personali o organizzative.
Per le ferie non fruite entro l’anno, è prevista una nuova pianificazione a febbraio dell’anno successivo, nel rispetto del termine ultimo del 30 giugno.
Viene inoltre sottolineato il ruolo dei dirigenti, chiamati a garantire un corretto equilibrio tra le esigenze degli uffici e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Si tratta di un intervento atteso, che contribuisce a rendere più trasparente e uniforme la gestione delle ferie, rafforzando tutele e certezze per tutto il personale.
Roma, 18 marzo 2026
Il Coordinamento Generale UILPA INPS
STT IN DIFFICOLTÀ: LE SEGNALAZIONI DEI LAVORATORI CHIEDONO ASCOLTO E RISPOSTE

La UILPA INPS, raccogliendo le segnalazioni che in queste settimane stanno arrivando da molte lavoratrici e molti lavoratori, ritiene necessario accendere un faro sulle difficoltà che stanno interessando il Supporto Tecnologico Territoriale (STT).
Parliamo di colleghe e colleghi che ogni giorno garantiscono un presidio fondamentale per il funzionamento dell’Istituto, spesso operando in condizioni non semplici. La carenza di personale informatico sul territorio continua a farsi sentire in maniera significativa e, nonostante alcuni interventi, il carico di lavoro resta elevato e sempre più complesso da gestire.
A questo si aggiunge la mancanza di figure di responsabilità in diverse realtà regionali, con inevitabili ricadute sull’organizzazione delle attività e sul supporto che dovrebbe essere assicurato ai lavoratori. Non meno rilevanti sono le difficoltà legate a una programmazione del lavoro spesso resa complicata da assegnazioni improvvise e da flussi informativi che non sempre risultano chiari e tempestivi.
Emergono inoltre criticità nella gestione delle risorse economiche, in particolare per quanto riguarda straordinari e missioni, strumenti che, in una fase come questa, dovrebbero invece sostenere concretamente chi è chiamato a far fronte a esigenze sempre più pressanti.
La UILPA INPS ritiene che queste segnalazioni non possano restare inascoltate. È necessario aprire un confronto serio e costruttivo, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete che migliorino le condizioni di lavoro e rafforzino l’efficacia del servizio.
Da parte nostra, continueremo a stare accanto alle lavoratrici e ai lavoratori, dando voce alle loro esigenze e impegnandoci affinché trovino risposte adeguate e tempestive.
Roma, 17 marzo 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
INPS: si abbassa ancora di più la soglia degli organici, aggiornamento al 1° marzo 2026

I dati aggiornati a marzo mostrano che l’INPS conta 24.362 lavoratrici e lavoratori, mentre il fabbisogno necessario per garantire i servizi ai cittadini supera 32.000 unità. È evidente, quindi, che manca all’appello un numero significativo di personale, una carenza che rischia di compromettere la qualità dei servizi.
Questa situazione mette sotto pressione le lavoratrici e i lavoratori dell’Istituto, che quotidianamente garantiscono prestazioni complesse e risultati di eccellenza per cittadini, imprese e pensionati. Il valore pubblico prodotto dall’INPS non è casuale: nasce dall’impegno costante di chi, ogni giorno, mantiene in piedi uno dei pilastri del welfare del Paese.
Tuttavia, esiste un livello minimo di organico al di sotto del quale diventa tecnicamente impossibile mantenere gli stessi standard di qualità. Oggi quel limite è sempre più vicino.
Per questo UILPA INPS chiede con urgenza di accelerare sui concorsi esterni, rafforzando gli organici e garantendo un reale ricambio generazionale, indispensabile a tutelare i servizi per l’utenza e il ruolo strategico dell’Istituto.
La qualità dei servizi non si improvvisa. Serve una politica del personale seria e concreta, che comprenda:
- il rafforzamento degli organici;
- lo sviluppo di percorsi di crescita professionale;
- il riconoscimento di adeguate progressioni economiche.
Investire sulle persone dell’INPS significa investire sulla qualità dei servizi ai cittadini.
UILPA INPS ribadisce con forza che le lavoratrici e i lavoratori hanno dimostrato e continuano a dimostrare di essere all’altezza delle sfide più complesse.
Ora serve che anche le scelte organizzative e di reclutamento siano all’altezza di questo impegno: il valore pubblico dell’INPS non può poggiare su organici sempre più ridotti.
Servono nuove energie, nuove competenze e una strategia chiara per rafforzare il personale, perché solo così sarà possibile continuare a garantire servizi di eccellenza ai cittadini italiani.
Roma, 13 marzo 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
Nuove modalità di timbratura – La UILPA INPS DG chiede chiarezza e rispetto del confronto

Si è svolta ieri la riunione sull’informativa relativa all’implementazione delle nuove modalità di timbratura per l’accesso ai locali dell’Istituto, che prevedono l’utilizzo della Carta d’Identità Elettronica (CIE) e della tecnologia NFC, oltre all’applicazione su smartphone.
La UILPA INPS DG esprime apprezzamento per il lavoro tecnico illustrato dai colleghi della Direzione Centrale Informatica ma non possiamo condividere la modalità con cui si è sviluppato il confronto. Infatti, il giudizio politico dell’Amministrazione sul metodo è stato diverso.
L’informativa prevista dal CCNL deve consentire un confronto preventivo su finalità, impatti e ricadute organizzative. Invece, il tavolo è stato chiamato ad assistere a una presentazione tecnica mentre veniva annunciato l’imminente avvio della sperimentazione.
Restano da chiarire in modo puntuale:
le effettive finalità organizzative dell’introduzione della CIE come strumento di accesso;
i costi complessivi dell’operazione e la sua sostenibilità;
l’eventuale coinvolgimento di soggetti esterni nella gestione del sistema;
le garanzie concrete in materia di protezione dei dati personali.
L’utilizzo della CIE non rappresenta un semplice cambio di badge, ma l’impiego di uno strumento personale di identificazione. L’introduzione della tecnologia NFC e l’integrazione con dispositivi personali richiedono una valutazione rigorosa sotto il profilo della privacy, della sicurezza informatica e della proporzionalità rispetto agli obiettivi dichiarati.
L’innovazione è un valore solo se accompagnata da trasparenza, utilità organizzativa e tutela dei diritti.
Ogni cambiamento che incida sull’organizzazione del lavoro deve essere preventivamente condiviso e motivato.
La direttrice Deidda ha pertanto manifestato la disponibilità ad approfondire le questioni emerse e a riconvocare il tavolo. Consideriamo questo passaggio necessario.
La UILPA INPS DG ribadisce che il rispetto delle prerogative sindacali non è un adempimento formale ma una condizione essenziale di corrette relazioni.
La UILPA INPS DG vigilerà con determinazione affinché l’innovazione non diventi uno strumento calato dall’alto ma un processo realmente partecipato.
Roma, 4 marzo 2026
Claudio Furiati (Segretario Uilpa Roma e Lazio)
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