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COVID-19: il virus avanza. Ora sarà mobilitazione!

Il nostro grafico quotidiano ci informa che, a prescindere da negazionisti, minimalisti, burocrati, giornalisti e ignoranti, il numero dei contagi continua a crescere in modo esponenziale e con essi, in maniera parimenti esponenziale, il numero dei ricoveri e dei decessi.

Il diritto alla salute è sancito nella nostra Costituzione e la legge stabilisce che ciò avvenga anche negli ambienti di lavoro. Ma se i mezzi pubblici sui quali si percorre il tragitto casa-lavoro non garantiscono il rispetto delle condizioni minime di sicurezza, il rischio dell’infortunio in itinere cresce e di questo rischio, i datori di lavoro sono consapevoli ed anche responsabili, qualora pretendano un inutile rientro in sede.

Il Codice dell’Amministrazione Digitale, risalente al 2005, dovrebbe permettere la dematerializzazione degli archivi e, ad onor del vero, in Istituto la maggior parte delle attività è ampiamente dematerializzata: dunque perché costringere a rientri in sede così massivi?

L’amministrazione si ostina a non voler adottare un sistema di gestione della sicurezza che standardizzi comportamenti e informazioni secondo la legge (il DL81/08 individua due standard ai quali suggerisce di adeguarsi) e dopo mesi trascorsi a reinventare la ruota per gestire i casi di potenziale contagio sprecando tempo, muove i primi passi verso un modo artigianale ma minimamente organizzato per aiutare a fare presto nella ricostruzione della rete dei contatti al quale vanno sensibilizzati tutti i colleghi (cfr. Hermes 3718). D’altro canto, si dispongono modalità di rientro che non vengono rispettate neanche dove sono stabilite (rapporto squadre di emergenza e presenze, compresenza di più persone nella medesima stanza di dimensioni ridotte, riuso di stanze altrui senza previa sanificazione, ecc.) facendo ricadere la responsabilità penale di un eventuale contagio su chi dispone un rientro più “spintaneo” che volontario magari corroborandolo con l’abbinamento di straordinario e buono pasto.

Nel frattempo, intorno a noi, gli ospedali stanno raggiungendo il limite della capienza, la Regione Campania ha chiuso le scuole generando nuove difficoltà soprattutto ai genitori di ragazzi minori di 14 anni (per cui confidiamo che si applichi in modo estensivo il messaggio Hermes 3633) e ridotto al massimo la presenza dei dipendenti pubblici sui posti di lavoro.

In Istituto, come nel romanzo di Manzoni, “v’è degli impedimenti”. Il matrimonio col futuro non s’ha da fare! Anzi. Spunterebbero le liste dei dipendenti cosiddetti “lavativi”: chissà se c’è anche la lista di tutti i colleghi che si sono collegati ben oltre l’orario normale per spirito di abnegazione? Siamo ben consci che il principio su cui si basa il lavoro agile è il raggiungimento dell’obiettivo e non la misurazione del marcatempo ma se l’amministrazione ha voluto il lavoro agile con regole blande, ora misuri (E PAGHI) anche chi, ed è la maggioranza, è stato collegato oltre l’orario canonico di 7 ore e 12 minuti.

Questa sigla sindacale, come prima azione connessa all’indizione dello stato di agitazione, invita i colleghi a segnalare con e-mail al proprio responsabile il malfunzionamento dei sistemi in caso di difficoltà di accesso (al fine di indicare il momento di inizio disponibilità al lavoro) e di interrompere il lavoro in modalità agile allo scadere delle 7 ore e 12 minuti della giornata lavorativa segnalando puntualmente tutti malfunzionamenti che riscontri astenendosi dal lavoro (ovviamente, se non previsto) nel week end ed oltre le ore 20.

È l’amministrazione che, per fatti concludenti, mortifica i tanti colleghi che si sono comportati come raccontato in questa lettera che riceviamo e pubblichiamo perché sintesi del pensiero comune:

“Probabilmente sarò l’ultimo dei 6351 ultrasessantenni citati nella vostra nota e Vi dirò che in smart working si sta, sì, a casa propria e si fa ciò che si desidera (diritto alla disconnessione) ma, se ti senti responsabile delle tue azioni e dei tuoi impegni verso il lavoro, verso gli altri che hanno bisogno e dell’Amministrazione stessa che ti dà il pane per sopravvivere, darai tutto, anche l’anima per tenerti aggiornato. Personalmente credo che molti dei miei colleghi che come me, a causa della pandemia, sono stati obbligati ad utilizzare questa nuova forma di attività, hanno lavorato con tenacia e abnegazione nei mesi di marzo, aprile e maggio fino a tarda notte oppure la mattina presto per cercare di carpire il collegamento con la Sede Centrale per poter lavorare in tutta tranquillità. Tra le altre cose, non è escluso che alcuni di noi si siano collegati anche di sabato, domenica e nei giorni di ferie perché in fin dei conti avere il lavoro a casa non è poi sempre così vantaggioso”.

Struttura di Coordinamento

IL COORDINATORE GENERALE

Tutela salute, sicurezza e ambiente

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Claudio Checcherini

Sergio Cervo

COVID-19 e bombe ad orologeria: che facciamo?

Eravamo e siamo in attesa di una nuova convocazione dall’amministrazione per discutere delle azioni da intraprendere per contenere la diffusione del COVID-19 e che sarebbe dovuta avvenire immediatamente a ridosso del DPCM del 13/12/2020 sulla base di numerose aperture da parte della direttrice generale all’aumento delle quote di lavoro agile.

Nel frattempo, la situazione è dichiarata preoccupante dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro della Salute, dagli scienziati e dagli esperti della materia e gli ospedali stanno tornando in affanno, gli studenti e le famiglie stanno chiedendo di tornare alla didattica a distanza ed i mezzi pubblici sono saturi impedendo il distanziamento sociale che, a prescindere da sanificazioni dall’esito o dall’esecuzione incerta e da mascherine spesso indossate con superficialità, sembrerebbe l’unica via certa per ridurre il contagio.

Se anche il solo andamento dei contagi preoccupa nei numeri assoluti, per una conoscenza più approfondita del fenomeno, abbiamo verificato, dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità riguardo i pazienti con sintomi che vengono ricoverati, che il tasso di letalità in Italia è del 9,2% per gli ultrasessantenni (fascia d’età 60-70 anni) e del 2,3% per gli ultracinquantenni (fascia d’età 50-60 anni). Attualmente, utilizzando una lieve approssimazione per difetto, in Istituto sono in servizio 6351 ultrasessantenni e 12820 ultracinquantenni ai quali suggeriamo (così come a tutti i colleghi), oltre agli scongiuri più opportuni, di dotarsi dei DPI messi a disposizione, adoperarli correttamente, pretendere le adeguate sanificazioni e installare l’applicazione IMMUNI sul proprio smartphone.

Riteniamo che sia necessario rivedere con la massima urgenza la quota di lavoratori agili riducendo le attività ed i tempi delle presenze fisiche in sede tenendo anche conto oltre che dei possibili contagi sul posto di lavoro dei quali un non adeguato affollamento è responsabile anche penalmente il datore di lavoro, dell’impatto indiretto sul congestionamento dei mezzi pubblici e delle strade, tanto più che il DPCM all’art3.c3 rimuove alle amministrazioni pubbliche il limite superiore del 50% al lavoro agile.

Nel contempo, sebbene da qualche mese sia nota la lista dei lavoratori “birichini” che hanno omesso di collegarsi in modo tracciabile, oggi si dà conoscenza pubblica del fatto. Perché questa bomba ad orologeria?

Per non concedere ai lavoratori la modalità agile? O perché la notizia sia usata strumentalmente per un nuovo attacco al nostro Istituto, al nostro Presidente o ai suoi rappresentanti? Per alimentare un braccio di ferro tra correnti politiche?  A chi giova tutto questo?

Per restare ai i nostri lavoratori, siamo convinti che ogni caso vada valutato singolarmente perché, ad esempio, molti colleghi sprovvisti di mezzi propri sono stati collocati in formazione (cfr. Hermes 1170), perché qualche sistema (VDI per citarne uno, cfr. Hermes 1035), soprattutto nelle fasi iniziali del lock-down, era in affanno e non consentiva l’accesso per ore costringendo a levatacce o a maratone notturne, perché alcuni colleghi erano al telefono con i colleghi neoassunti per una formazione on the job, perché c’erano malfunzionamenti delle applicazioni intranet.

La UIL non è a favore dei lavativi e non può consentire che si faccia di tutta l’erba un fascio! Né permettere che l’amministrazione faccia trapelare le informazioni senza un confronto schietto e leale anzi comportandosi come novello Mao Tse-Tung al rovescio: punire tutti per educarne alcuni.

Da mesi chiediamo si riunisca l’osservatorio sulla produttività; che si convochi in fretta e, siamo convinti, non si potrà smentire il dato riportato dal nostro Presidente in audizione parlamentare dell’altissimo incremento medio della produttività.

Noi ci siamo! L’amministrazione?

P.S.: a proposito di attività indifferibili, la riunione del C.d.A. di ieri non ha deliberato in merito al concorso da 1865 funzionari rinviandola ad un prossimo incontro.

Struttura di Coordinamento

IL COORDINATORE GENERALE

Tutela salute, sicurezza e ambiente

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Claudio Checcherini

Sergio Cervo

Nuovo concorso per 1865 funzionari e alleanza contro la povertà

Mentre il contagio da coronavirus monopolizza le cronache, v’è certamente un’attività indifferibile che, tra le altre, oggi si sta conducendo in Istituto. All’ordine del giorno della riunione odierna del Consiglio di Amministrazione, infatti, è presente l’indizione del concorso a 1865 funzionari C1 necessari per portare nuova linfa in Istituto specie in relazione all’alto numero di pensionamenti.

L’indizione del concorso potrebbe consentire anche un bando di mobilità nazionale che costituirebbe un buon viatico per risolvere alcune situazioni di difficoltà particolarmente acuite anche dalla pandemia.

La pandemia ha espanso le aree di difficoltà economica nel Paese. L’Alleanza contro la Povertà in Italia, di cui la UIL è uno dei soggetti fondatori, ha elaborato otto proposte, da sottoporre al Governo, per ridisegnare il Reddito di Cittadinanza alla luce dell’esperienza di questo primo anno di attuazione, al fine di rendere la misura più equa, inclusiva e attenta alle nuove emergenze sociali nate con la pandemia.

Per i dettagli, si invita a leggere l’articolo completo: 

https://www.uil.it/NewsSX.asp?ID_News=2360&Provenienza=3

Nell’ambito dei rinnovi contrattuali sei settori pubblico e privato, il leader della UIL Bombardieri ha replicato alle esternazioni del presidente di Confindustria: “I lavoratori hanno interesse anche per il welfare e la formazione, ma chiedono innanzitutto aumenti salariali attraverso i rinnovi contrattuali privati e pubblici. A proposito di pubblico, ma l’incarico a Bonomi alla Fiera di Milano è retribuito secondo criteri di produttività”?

Per i dettagli, si invita a leggere l’articolo completo:

https://www.uil.it/NewsSX.asp?ID_News=14091&Provenienza=1

 

IL COORDINATORE GENERALE

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Sergio Cervo

COVID-19: ritorno al passato

Il picco dei contagi così come l’andamento crescente del numero di ricoveri e di decessi di questi giorni sta mostrando come l’aggressività del COVID-19 sia ben lontana dall’affievolirsi. Gli ospedali con reparti COVID sono in affanno. Le regioni più in crisi sono la Lombardia, il Lazio, la Campania, il Piemonte ed il Veneto ma nessuna regione è esclusa dal contagio.

La capacità di evidenziare e circoscrivere i focolai (attualmente oltre 4000 in tutta Italia) è sicuramente importante ma il distanziamento sociale resta, al momento, l’unico mezzo per evitare il contagio. E lo stillicidio di casi che emergono anche tra i colleghi stanno portando in affanno le nostre strutture e la direzione centrale BOSL nonostante l’impegno evidentemente profuso nelle 24 ore.

Il direttore generale, nell’ultima riunione con le organizzazioni sindacali, ha manifestato la disponibilità all’aumento delle quote disponibili di lavoro agile secondo criteri generali che non si potevano non condividere. Ora è il momento di declinarli concretamente ponendo l’attenzione al bene di tutti.

 Il DPCM di ieri, pur non fissando per la PA quote specifiche, ha imposto, all’art.3 c.3, di favorire il lavoro agile eliminando il limite superiore del 50%.

A questo punto, è necessario e urgente rivedere la modalità delle prestazioni di lavoro in modo da esporre il minor numero possibile di lavoratori al rischio. Altrimenti, la responsabilità di aver potenzialmente omesso di fare qualsiasi azione fosse possibile ricadrà su tutti i datori di lavoro per la sicurezza.

Noi abbiamo proposto un patto per il lavoro agile che, in modo responsabile, contemperi l’esigenza di non fermare l’Istituto ma che limiti in ogni modo i rischi per i lavoratori e per noi questa è la priorità.

 

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Claudio Checcherini

Sergio Cervo

COVID-19: test molecolari antigenici

Come più volte richiesto fin dalla definizione dei protocolli per il contrasto del contagio da COVID-19, finalmente l’amministrazione ha fatto un piccolo passo verso la messa a disposizione del personale dei test antigenici mini invasivi disponibili. Infatti, con il messaggio Hermes 3680 emesso in data odierna, il datore di lavoro della Direzione Generale, nel rispetto del diritto alla privacy dei dipendenti e secondo le prescrizioni del medico competente nell’ambito della sorveglianza sanitaria attiverà la somministrazione dei test tramite l’affidamento del servizio, presumibilmente, alla società che eroga attualmente il pronto intervento medico.

Lo screening dei lavoratori che, in alcuni casi potrebbe essere anche ripetuta periodicamente o al presentarsi di particolari eventi, permetterà di evidenziare e limitare la presenza di eventuali focolai di infezione.

Confidando in una pronta attivazione del servizio, ci auguriamo che si inneschi rapidamente un circuito virtuoso da parte di tutti i datori di lavoro del territorio al fine di garantire pari diritti a tutti i lavoratori dell’Istituto a prescindere dalla sede ove prestino servizio. Il diritto alla salute ed alla sicurezza declinato in misura conforme in tutte le sedi dell’Istituto è, infatti, il motivo per il quale torneremo a chiedere l’adozione generalizzata di un sistema di gestione della sicurezza secondo gli standard previsti dal D.L.81/08. Nei nostri comunicati stiamo pubblicando da giorni una sintesi dell’andamento dei contagi ben sapendo che anche altri elementi come quantità di ricoveri (in terapia intensiva e sub-intensiva) e di decessi destano grande preoccupazione: lo facciamo per ricordare a tutti che il contrasto al contagio da coronavirus non può attendere.

 

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Claudio Checcherini

Sergio Cervo

RIENTRO IN RETE E DISTANZIAMENTO SOCIALE, QUANTA INCOERENZA...

Per la nona settimana consecutiva il COVID-19 continua la sua lenta ma costante crescita. Rispetto al lock-down, i focolai sono ampiamente distribuiti sul territorio nazionale e, sebbene la crescita non sia esplosiva, gli ospedali cominciano a riscontrare le prime difficoltà, come testimoniano i casi di decesso avvenuto in attesa di posti disponibili nelle rianimazioni di prossimità.

A prescindere dalle nostre ormai note posizioni rispetto al protocollo della salute e sicurezza del 3 giugno scorso che non siglammo pur avendo contribuito alla redazione perché ci sembrava troppo blando, ci duole dover dire che avevamo ragione. Quando chiedevamo un sistema di gestione della salute e della sicurezza standard secondo la legge, lo facevamo perché non volevamo l’approssimazione che sta caratterizzando molte sedi, lo scarico di responsabilità e pari diritto alla salute per tutti i dipendenti dell’Istituto dalla sede più grande a quella più piccola.

La difficoltà di gestire la situazione di rischio da contagio per tutti i colleghi è stata aggravata dall’esigenza di rispondere alle polemiche sterili lanciate, spesso per natura politica, contro l’Istituto attuata ordinando un disordinato rientro in sede. Se, come si dice, fa più notizia il cane morso dal padrone anziché il contrario, hanno fatto scalpore qualche decina di migliaia di prestazioni non pagate e non milioni di prestazioni pagate, qualche volta anche troppo frettolosamente, per rispondere al bisogno degli Italiani. Ma se l’accusa è stata bieca, la risposta non lo è stata di meno.

Che ci sia un ritorno indiscriminato e spesso disordinato è testimoniato dai messaggi Hermes (ed il n.3489 è un esempio) che sono costretti a rinnovare le raccomandazioni del datore di lavoro per i dipendenti. E se non fosse che il rischio del contagio espone la propria e l’altrui vita, verrebbe quasi da sorridere.

La nostra posizione sull’argomento amplifica lo spirito del D.L.81/08 per il quale ciascun lavoratore deve prendersi cura primariamente della propria salute e sicurezza al lavoro a prescindere dalle raccomandazioni dei datori di lavoro e, nella fattispecie, suggerisce di usare i DPI e praticare il distanziamento sociale.

Lo spirito diffuso con il quale i colleghi stanno vivendo il contrasto tra dirigenti che li richiamano in sede e disposizioni datoriali sul distanziamento sociale possono essere efficacemente sintetizzati da questa lettera che riceviamo e volentieri pubblichiamo:

“vista la pubblicazione del messaggio 3489, riguardante in particolare la Direzione Centrale, ma presumibilmente riferibile anche alle Sedi territoriali, dove non sono immaginabili situazioni dissimili, perché aver preteso il RIENTRO IN PRESENZA così MASSICCIO DEL PERSONALE, se questo deve rimanere recluso nella propria stanza e comunicare addirittura con i colleghi con gli STESSI STRUMENTI CHE AVREBBE UTILIZZATO CON IL LAVORO A DISTANZA? 

L' esperienza personale dei miei primi giorni di rientro in presenza è esattamente questa: CHIUSO IN UNA STANZA A FARE ESATTAMENTE LE STESSE COSE CHE FACEVO E FACCIO DA CASA IN LAVORO AGILE.

Differenze? Sì, queste: al mattino devo alzarmi prima per essere in Ufficio in orario idoneo a TROVARE PARCHEGGIO PER L' AUTO, utilizzo mezzi propri per evitare quelli pubblici (sia per il tempo, sia per evitare contatti), CONSUMO CARBURANTE e produco INQUINAMENTO. Quando torno a casa ho "buttato via" un'ora e mezza del mio tempo per gli spostamenti, mi sento più stanco e NON riesco a fare più nulla....

Ha senso tutto ciò?”

Siamo convinti che il rientro in presenza abbia anche parzialmente ridotto la produttività individuale, le rilevazioni potranno smentirci. Per questo abbiamo chiesto la convocazione urgente dell’Organismo Paritetico per l’Innovazione anche al fine di una mappatura efficace delle operazioni delocalizzabili per disegnare insieme l’INPS del futuro.

Il personale, a dispetto delle convinzioni esterne e dell’età, è pronto. E il management del nostro Istituto?

 

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Claudio Checcherini

Sergio Cervo

LAVORO AGILE, LA LUNGA ATTESA...

Non è una novità che gli oltre duemila focolai attivi nel nostro Paese stanno portando la pandemia vicino a ognuno di noi, così come l’incremento dei casi più gravi sanciti dai ricoveri e dal lento crescere dei decessi stanno portando le regioni ad incrementare le misure di contrasto confermando che è necessario mantenere il distanziamento sociale e l’uso più accorto dei dispositivi di prevenzione individuale. E così, mentre la curva dei contagi da COVID-19 continua a crescere ed i media continuano ad attaccare l’Istituto con futili motivi, questa volta puntando il dito contro la retribuzione del nostro Presidente e, indirettamente, contro tutti i suoi dipendenti per i lamentati ritardi nella concessione delle prestazioni, si sta lasciando indietro una straordinaria opportunità: il lavoro agile.

Se i minatori possono svolgere il loro lavoro a distanza grazie al telecontrollo di sistemi robotizzati, facendo tramontare l’immagine del lavoratore annerito dalla polvere e costretto a spezzarsi la schiena “in presenza” e se da anni i piloti di droni militari combattono guerre a distanza come i nostri figli davanti ai videogiochi, nel nostro piccolo, durante il lock-down, abbiamo prodotto in media il 30% in più del passato con picchi di incremento del 60% dimostrando che, a prescindere dalla pandemia, il lavoro in Istituto, salvo rare eccezioni, possa essere gestito in modalità agile.

Il cambiamento organizzativo è iniziato da un pezzo e dovrebbe essere chiaro anche alla parte della tecnostruttura che oltre un anno fa chiedeva ai sindacati di non essere ostili al lavoro agile mentre oggi sta richiamando in sede i lavoratori facendo venire il dubbio che la leadership sia, questa sì, un’attività da esercitare solo “in presenza” e sia così indifferibile da esporre i lavoratori al rischio del contagio.

Il cambiamento organizzativo ormai iniziato, oltre alla consapevolezza, deve essere condiviso e gestito perché sia utile a tutti, lavoratori e amministrazione. Volontarietà, retribuzione accessoria, buono pasto, diritto alla disconnessione sono solo alcuni dei temi che meritano attenzione per una gestione efficace del cambiamento.

Perché continuare a posticipare il problema? Perché attendere la quasi scontata proroga dello stato di emergenza dal Governo? Perché continuare ad essere impreparati? Perché abbandonare il ruolo di apripista che sempre ha caratterizzato il nostro Istituto?

La polemica di questi giorni contro il nostro Presidente (in cima all’INPS nelle responsabilità e, talvolta, nell’innovazione ma non nello stipendio) ci addolora perché tocca indirettamente tutti i dipendenti dell’Istituto; non vogliamo citare le teorie di Adriano Olivetti né entrare nel merito delle retribuzioni ma riteniamo che l’unica risposta possibile a questi ingiusti attacchi sia l’efficacia dell’azione resa in modo vantaggioso per amministrazione, lavoratori e utenti anche con modalità organizzative innovative; ed il lavoro agile è una di queste.

 

Struttura di Coordinamento

IL COORDINATORE GENERALE

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Claudio Checcherini

Sergio Cervo

LETTERA APERTA DI SERGIO CERVO AL PRESIDENTE INPS

Caro Presidente,

mi è doveroso rappresentarti lo sgomento e l’amarezza di gran parte del personale del Tuo Istituto (rectius, dell’Istituto della gente e del popolo, mai come in questi mesi drammatici ed emergenziali), al leggere, venerdì scorso, determinazioni e messaggi imperativi in assoluta controtendenza non solo con la produzione degli eccellenti e miracolosi risultati ma anche, e soprattutto, con la linea di contagi in preoccupante risalita in tutto il Paese.

Le “famiglie Inps” che hanno rinunciato alle festività, ai fine settimana, alle ferie, che si sono autorganizzate in fasce orarie per non aggravare le linee e che hanno fatto corse contro il tempo per tentare, peraltro riuscendoci egregiamente (i numeri delle Tue statistiche non sono dati opinabili), di garantire servizi ed efficienza, sono le stesse famiglie alle quali adesso l’amministrazione nega la serenità di conciliare le esigenze alle quali la stessa è chiamata a far fronte.

Bada bene, non sono solo i genitori di bambini in età scolare (la cui esigua percentuale comunque consentirebbe uno sforzo minimo nella concessione tout court del lavoro in modalità agile) ma tutto il personale necessita di tutela, di serenità e di benessere e, se vogliamo essere romantici, financo di gratitudine.

Allora perché questo revirement repentino, ingiustificato, tranciante?

Perché questa fretta di ripopolare le sedi che hanno alacremente prodotto e che non chiedono altro di produrre ancora e meglio ma conciliando le esigenze, attenzione non capricci, ESIGENZE, di bambini piccolissimi e piccoli, di congiunti immunodepressi, di turni scolastici e lavorativi impossibili da conciliare?

Perché costringere ad usufruire di congedi parentali, straordinari e ferie?

Perché proprio ora e proprio così?

La vita di tutto il Paese sarà magmatica e in assiduo divenire, un contagio in una scuola o in ufficio (circostanza affatto peregrina ma già quotidiana e in continuo aumento) comporterà un rimpasto continuo a scacchiera con il conseguente caos organizzativo del lavoro del quale nessuno potrà più rispondere in termini di certezze tempistiche.

Un effetto domino gravissimo e pericolosissimo di cui l’Amministrazione si sta assumendo una responsabilità immensa.

I lavoratori non hanno chiesto mance elettorali, non vogliono alcun bonus baby-sitter e, rispetto alla salute, non è il buono pasto a essere dirimente.

I lavoratori desiderano solo comprendere perché, dopo aver dato tutto, e per tutto si intende l’annientamento della propria vita familiare e sociale, non viene loro resa nemmeno la pacca sulla spalla del buon padre di famiglia.

Sento di esprimere a loro nome il solo desiderio di lavorare, di essere ancora la forza motrice di un popolo in estrema difficoltà; desiderano essere orgogliosi di appartenere all’INPS per il suo alto ruolo sociale.

Ma per farlo pretendono, ed io per loro, tutela della dignità che passa necessariamente dal rispetto della serenità di ciascuno.

Noi siamo donne e uomini operosi, che la mattina desiderano essere motivati nella realizzazione di un obiettivo nazionale e istituzionale con la serenità, la sera, di averlo perseguito nella salvaguardia della salute pubblica e, indirettamente, della nostra e delle nostre famiglie.

La soddisfazione del cliente esterno non può prescindere da quella dei lavoratori a prescindere dall’obbligo che hai per legge come datore di lavoro di tutti noi.

Tu e la tua tecnostruttura avete raccontato al Governo ed al Parlamento di aver realizzato, grazie a noi, numeri enormi di pratiche e di prestazioni. Ma noi, i lavoratori dell’INPS, non siamo numeri, siamo persone.

Per questo ti chiedo di fare un piccolo passo indietro per l’Amministrazione, ma immenso per noi e per i nostri cari.

 

IL COORDINATORE GENERALE

 

UILPA-INPS

 

 

 

 

LAVORO AGILE: PERCHE' RITARDARE TANTO?

Da settimane stiamo chiedendo di iniziare il percorso di discussione in merito al lavoro agile nel rispetto della circolare 3 del Ministro della PA. Lo stavamo facendo non per vezzo ma perché eravamo e siamo sinceramente preoccupati degli strascichi della pandemia che ci hanno rafforzati nelle nostre convinzioni che ci avevano portato a non firmare in solitudine su tutti i territori nazionali il protocollo di giugno (lo giudicammo troppo blando, infatti), perché  avremmo voluto evitare il caos delle ultime ore, perché ci aspettavamo che l’Ente  permettesse alle famiglie dei dipendenti con figli in età scolare di gestire serenamente il rientro a scuola dei figli o tutelare i propri familiari anziani, perché i colleghi in assegnazione temporanea potessero riorganizzare la permanenza o la ripartenza verso le sedi di appartenenza, perché si evitasse una potenziale disparità di trattamento tra dipendenti di sedi diverse e perché avremmo desiderato entrare, come peraltro previsto dalla circolare, nella sfida organizzativa più grande degli ultimi trenta anni.

A distanza di pochissimo tempo dal potenziale rientro massivo negli uffici, posto il fatto che la circolare 3, superata anche l’ultima fase della registrazione della Corte dei Conti, è pienamente efficace, ci piacerebbe sapere come verranno scelti i dipendenti da lasciare in smart working al netto di quelli, fragili (tutelati dalla circolare congiunta Ministero Salute e Ministero del Lavoro e art.90 D.L. Rilancio) o soggetti a quarantena domiciliare (ex art.5, D.L.111/2020), già tutelati dalla legge e come verranno trattati i dipendenti in assegnazione temporanea; e come tutto ciò sarà organizzato nel rispetto delle procedure di distanziamento sociale all’interno degli uffici che sono state ampiamente dibattute nei mesi scorsi tenendo conto che, stando a quanto risulterebbe, la situazione sul territorio sembrerebbe essere ancora a macchia di leopardo per quanto riguarda già soltanto la disponibilità dei DPI.

Auspicavamo che il nostro Ente, vista la dimostrazione di efficienza universalmente riconosciuta a prescindere dalle sterili polemiche emerse nell’agone politico, potesse svolgere il ruolo di apripista nell’ambito della P.A. e non dovesse attendere la pressante cogenza della norma per sperimentare nuovi modelli organizzativi al pari dei grandi ed ambiziosi investimenti già predisposti per riordinare l’informatica a supporto degli stessi.

Ci aspettiamo un colpo di reni del management e non solo dei dipendenti.

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