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FURBETTI DEL COVID-19: NON SI ATTACCHINO L’INPS E I SUOI LAVORATORI!!!

Tra pochi minuti si terrà l’audizione parlamentare del Presidente Tridico in merito alla deplorevole ed odiosa situazione generata dalla richiesta di benefici da parte di amministratori pubblici e parlamentari.

Per come è stata presentata la vicenda dai media, sembrerebbe che alcune forze politiche vogliano tenere sulla graticola il nostro Presidente per la gestione dei sussidi emergenziali continuando a ricordare che vi sono casi di cittadini ancora in attesa delle prestazioni.

Nell’emergenza di quest’anno, pari forse soltanto a quella di una guerra, l’Istituto ha dato prova di produttività e competenza anche nel saper gestire milioni di pratiche realizzando in fretta applicazioni software e procedendo rapidamente a sostenere milioni di cittadini anche inventandosi un lavoro agile con mezzi inizialmente goffi. Solo poche settimane fa, ricordiamo, l’Istituto ed il nostro Presidente venivano accusati di mantenere troppa burocrazia e di rallentare, con troppi controlli, l’erogazione delle prestazioni. Oggi si lamenta che i controlli eseguiti a posteriori servono per mettere sulla gogna qualche nome illustre. Come se a giustificarsi debba essere chi scopre un comportamento scorretto e non chi lo compie

L’Istituto è stato da sempre oggetto delle attenzioni della politica di qualsiasi colore a causa della dimensione, la composizione e l’amministrazione dei fondi dei lavoratori e forse, per questo, chi siede al vertice deve vivere perennemente sulla graticola.

Certo è che oggi nessuno potrà più negare che le banche dati custodite dall’Istituto sono fonte di grande conoscenza e di studio sui fenomeni del lavoro nel nostro Paese, anche sui fenomeni al limite della legge e sui comportamenti dei “furbetti” né che i lavoratori siano attivi, a prescindere dall’organizzazione del lavoro e dal posto fisico dove operano.

Numericamente, i furbetti delle prestazioni sono certamente molti di più di quelli che, oggi, sono alla ribalta della cronaca ed alcuni esempi li abbiamo riportati in un nostro precedente comunicato, segno di un malcostume diffuso che i dipendenti dell’Istituto ben conoscono e, spesso, devono contrastare mettendoci direttamente la faccia.

Oggi, chi attaccherà il nostro Presidente, attaccherà la faccia dell’Istituto con le sue persone, la loro competenza, la loro operosità. 

Noi non lo consentiremo! Presidente, tenga alto il nome dell’Istituto e delle sue persone, noi saremo con lei!

IL COORDINATORE GENERALE

UILPA-INPS

Sergio Cervo

FURBETTI DEL COVID-19... ADESSO CHIAMATECI FANNULLONI!!

Dopo aver circolato per alcuni giorni, ieri è stato reso noto ufficialmente che tra i furbetti delle prestazioni emergenziali, ci sono numerosi amministratori pubblici, star della TV e cinque parlamentari. Ieri la notizia ha infiammato le trasmissioni TV ed alimentato il toto-nomi che, prudenzialmente, non sono stati diffusi dall’Istituto.

Come ampiamente dibattuto, non ci sono stati errori da parte dell’Istituto nell’applicazione della norma ma, forse, l’esigenza di rispondere in fretta alle esigenze del Paese in lockdown ha fatto scrivere norme che hanno lasciato molto aperte le maglie di una rete di controlli e limitazioni che, oggi, tutti vorrebbero fossero stati fatti.

Il malcostume diffuso del “piglia-piglia”, a ben vedere, non ha riguardato soltanto i casi eccellenti ma anche molte realtà imprenditoriali che, dal COVID-19, non hanno avuto difficoltà. Vi sono aziende che, pur non subendo alcun fermo né riduzione dei pagamenti da parte dei propri clienti (come, ad esempio, alcune aziende fornitrici della Pubblica Amministrazione), hanno usato la cassa integrazione emergenziale facendo lavorare i dipendenti in nero o sottoponendo i restanti lavoratori a turni estenuanti per coprire le immutate esigenze lavorative. Altre che, invece, hanno chiesto la cassa integrazione emergenziale soltanto dopo mesi lasciando ai lavoratori il dubbio che i mancati pagamenti dipendano dalla lentezza della burocrazia.

E se questi comportamenti sono odiosi in periodi di normalità, lo diventano in maggior misura nei momenti di emergenza perché distolgono energie e risorse a chi è in difficoltà a prescindere dal resto.

Certo è che se solo una settimana fa i dipendenti pubblici erano additati come stupidi fannulloni, ora qualche improvvido giornalista dovrebbe porgere le proprie scuse.

Chissà se in questi giorni andrà ancora di moda dipingere i dipendenti pubblici e, in particolare, quelli dell’Istituto come fannulloni a casa con lo smart working? Gioverà ricordare che i furbetti li staniamo anche da casa?

Per i dipendenti INPS, lavoro agile è anche lavoro intelligente, si sappia.

VIGILANZA: QUALCUNO VENGA A CHIARIRE

Il programmato incontro che doveva tenersi ieri tra la ministra Catalfo e i vertici di INL INPS e INAIL, in merito alle modifiche da apportare al DLgs 149, è saltato, e per fortuna aggiungiamo noi. Infatti su un argomento così delicato e complesso il Presidente Tridico, unitamente agli altri vertici dell’Istituto, ha evitato ogni confronto, eludendo anche una informativa periodica e costante sulla questione. Eppure a leggere qualche comunicato sembra che qualcuno sappia. Infatti, si affannano a fornire rassicurazioni in merito all’esito della trattativa in corso, preannunciandone già le conclusioni, con scenari futuri che prevedono il totale ripristino di tutte le condizioni ante DLgs 149.  Sig. Presidente, se questo è vero e Lei ha avuto rassicurazioni in merito, venga al tavolo sindacale e chiarisca una volta per tutte che questo è lo scenario che si prefigura. Lei dovrà garantire, attraverso un impegno solenne, che l’intero impianto del DLgs 149 sarà totalmente depotenziato, non basta portare a casa l’abolizione del ruolo ad esaurimento e una manciata di nuove assunzioni (se e quando arriveranno), noi vorremmo la garanzia di una totale autonomia sull’attività ispettiva, ivi incluse le risorse economiche, senza incappare nei lacci e lacciuoli delle diverse commissioni regionali che scandiranno ancor di più tempi e modalità operative. Sig. Presidente, noi non siamo in alcun modo affezionati ai ruoli e alle qualifiche, ma Lei sa bene che la revoca del ruolo di UPG per gli ispettori dell’INPS, li relega di fatto in una odiosa situazione di sudditanza, una condizione che potrebbe avere sicuramente una ricaduta negativa sull’intera attività ispettiva, nonché sulle future ispezioni congiunte che oggi vengono effettuate - in un contesto di pari funzioni e di pari dignità - con gli ispettori dell’INL.

 Sig. Presidente comunque  ad oggi il punto di domanda è questo:

nel caso dovesse passare la sciagurata ipotesi della revoca della qualifica di UPG,  Lei si sente di fornire garanzie ai nostri ispettori che  le eventuali modifiche apportate  al  DLgs 149 riporteranno con assoluta certezza il ripristino integrale dello status quo ante DLgs?  Vuole assumersi questo impegno?

Noi diversamente da altri siamo molto preoccupati sull’esito della vicenda, anche perché riteniamo  a ragion veduta che se qualcuno vuole estirparci qualcosa, non lo fa sicuramente perché  vuole il nostro benessere.

Un ultima riflessione Presidente, il capo dell’INL, seppur oberato d impegni come Lei, ha avuto la sensibilità di convocare sull’argomento le OO.SS. Noi invece siamo ancora in religiosa attesa!

Venga a chiarire Presidente.

 

Il Delegato Nazionale

IL COORDINATORE GENERALE

Vigilanza Ispettiva

UILPA-INPS

UILPA-INPS

 

Alberto Fruccio

Sergio Cervo

SMART WORKING IMPRODUTTIVO? IMPRODUTTIVO SARÀ LEI !!

Una delle figure che vanno per la maggiore nei talk show televisivi è quella dell’intellettuale di sinistra che piace a destra, citando in continuazione Marx e Gramsci per dare addosso all’attuale sinistra fucsia, politicamente corretta ma eticamente corrotta.

Stupisce che alla categoria voglia iscriversi anche un giornalista preparato come Federico Rampini.

Nel corso di una trasmissione televisiva cui partecipava, ad un certo punto è stato infatti mandato in onda un servizio (che nulla aveva a che fare con la parte precedente della trasmissione) in cui veniva intervistato un gelataio che lamentava di non aveva ricevuto un euro di cassa integrazione, nonostante le ripetute promesse del presidente Tridico.

Anziché chiedere il nominativo dell’interessato per approfondire il caso, come giustamente fatto dall’onorevole Serracchiani (il datore di lavoro del gelataio avrebbe potuto essere iscritto ad un fondo artigiani; il professionista che aveva inoltrato la sua domanda ha dichiarato di averlo fatto solo a fine giugno per cui non si può sostenere banalmente che “non riceveva i soldi da marzo”), il giornalista si è lanciato in una invettiva contro i vertici delle diverse amministrazioni e contro i dipendenti pubblici. Questi sarebbero fannulloni divenuti ancora più improduttivi durante lo smart working, affermando inoltre che smart working significa “lavoro intelligente e non lavoro agile” quasi alludendo che il lavoro nella PA non richiede certo di essere intelligenti.

A Rampini vogliamo ricordare che Marc Twain soleva ripetere che “fare il giornalista è faticoso, ma è sempre meglio di lavorare” avendo la retribuzione garantita. E se non si fondano le accuse sui dati effettivi, forse, fare il giornalista non sarebbe neanche faticoso. Per cui vorremmo rimandare al mittente le accuse, improduttivo sarà lei Rampini!

Per l’accusa di scarsa produttività dell’INPS, ieri sono stati comunicati alla stampa sia il numero delle prestazioni erogate sia il loro onere finanziario. Trattandosi di numeri imponenti, si può dire che forse non si è riusciti a far tutto, ma non certo che si sia abbassata la produttività dei lavoratori grazie allo smart working. 

A noi risulta che la produttività dei dipendenti INPS sia, invece, aumentata e per questo riteniamo si debba avviare quanto prima una riflessione dell’amministrazione con le organizzazioni sindacali affinché la pandemia sia trasformata in una opportunità per riorganizzare efficacemente l’erogazione dei servizi all’utenza nel rispetto della salute di tutti, lavoratori ed utenti.

IL COORDINATORE GENERALE

UILPA-INPS

Sergio Cervo

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE PER LA VIGILANZA ISPETTIVA

Egregio Presidente, 

per puro caso, ma davvero per puro caso, siamo venuti a conoscenza che in questi giorni si stanno tenendo importanti incontri tra i vertici di INPS, INAIL e INL, presieduti dalla ministra Catalfo, per affrontare la delicata questione relativa alle modifiche da apportare al famigerato D. Lgs. 149/2015, naturalmente stiamo parlando di vigilanza ispettiva. Poiché Lei, sull'argomento, non ha ritenuto informare preventivamente le OO.SS., sono state messe in circolazione alcune bozze di proposta che lasciano adito alle più sfrenate e fantasiose conclusioni. Almeno si spera siano tali.  A tal proposito, al fine di ridare all'Istituto una propria autonomia, ci consenta allora di rappresentarle la nostra posizione su questa delicata questione, evidenziando alcuni punti che riteniamo assolutamente indispensabili:

  1. tutte le risorse (missioni, formazione, etc.) relative al funzionamento dell'attività ispettiva devono essere gestite dall'Istituto;
  2. abolire il ruolo ad esaurimento, ridando all'Istituto la possibilità di poter assumere in proprio nuovi ispettori;
  3. la formazione del personale ispettivo dovrà far capo al nostro Istituto;
  4. non accettare assolutamente la proposta di revoca del ruolo di UPG agli ispettori dell'INPS e dell'INAIL; non se ne capisce il senso né la motivazione, considerato che tutti hanno le stesse responsabilità, svolgono e continueranno a svolgere le medesime funzioni. Su questo specifico punto, riteniamo opportuno effettuare alcune considerazioni di prospettiva. In effetti si tratterebbe di un pericoloso passo indietro, che potrebbe collocare gli ispettori dell’INPS e dell’INAIL in una antipatica e odiosa posizione di sudditanza verso i colleghi dell'INL.  Ispettori di serie A e ispettori di serie B. Se vogliono i portaborse se li vadano a cercare altrove! Noi non siamo affezionati ai ruoli, ma il disconoscimento di una funzione così importante al nostro corpo ispettivo potrebbe avere riflessi negativi anche verso l’esterno. Sarebbe stato sicuramente meglio non aver mai attribuito questa funzione, piuttosto che revocarla oggi in corso d’opera.  Una diminutio di poteri che non si legge affatto bene.

  
Sig. Presidente, sono questi i punti che noi riteniamo utili e necessari per riportare stabilmente, ma con dignità il nostro corpo ispettivo all'interno dell'Inps.

Lei sa bene che ogni obiettivo si raggiunge con una stretta sinergia di tutti i soggetti interessati, e per tale motivo non comprendiamo il suo atteggiamento di eccessiva carboneria, soprattutto perché infine le cose che si fanno...si sanno. Il classico segreto di Pulcinella.  Noi confidiamo nella sua disponibilità, ma la prossima volta gradiremmo che la prevista informativa ci venisse fornita e trasmessa da lei direttamente, non ci piace rincorrere e rubacchiare informazioni da altri soggetti, e non ci piace venirne a conoscenza per caso. Detto ciò, il nostro auspicio è che non si facciano passi indietro. La dignità dei lavoratori non si baratta.

 

Il Delegato Nazionale

IL COORDINATORE GENERALE

Vigilanza Ispettiva

UILPA-INPS

UILPA-INPS

 

Alberto Fruccio

Sergio Cervo

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Anche luglio è sfumato, a prescindere dagli sforzi fatti sia dai singoli componenti della parte datoriale sia dalle parti sindacali che mai si sono sottratte al confronto ed anzi hanno pungolato i vertici dell’amministrazione per averlo.

I passaggi di profilo, oggetto della riunione odierna tra delegazione trattante e organizzazioni sindacali, arrancano lentamente mentre da anni c’è una fame atavica di professionalità scarse in Istituto. Le informazioni presentate al tavolo di contrattazione sembrerebbero mostrare la mancata applicazione degli accordi contrattuali del 2017 e dell’aprile scorso. Nel dettaglio, continuano a non essere chiare le motivazioni di alcuni mancati accoglimenti così come non sono noti i requisiti formativi ed esperenziali verificati dalla commissione né i posti disponibili di tutti i territori. Saranno fornite le ulteriori informazioni richieste ad un prossimo incontro.

Per i passaggi verticali, consentiti fin dalla legge Madia, continuano ad esservi degli impedimenti. Si è però confermato che il prossimo 3 agosto verrà pubblicato il bando per i posti disponibili al 2019 (277 posti per i passaggi dall’area B all’area C e 16 posti per il passaggio dall’area A all’area B) in attesa che vengano dipanati i dubbi della Ragioneria Generale dello Stato ed autorizzati gli altri passaggi secondo il nuovo piano dei fabbisogni.

Il riconoscimento dell’accesso di tutti i dipendenti alle prestazioni del fondo creditizio, il cosiddetto 0,35% non riesce ad emergere dalle nebbie.

Il lavoro agile post-emergenza da COVID-19 si muoverà, per voce della delegazione trattante, a “piccoli passi” mentre il nostro Istituto ha bisogno di correre a passi lunghissimi, non fosse altro che per superare le buie stagioni degli ultimi anni. Il periodo emergenziale ancora in corso vede atteggiamenti scomposti che altalenano tra riaperture in presenza e misure restrittive incomprensibili nell’ottica della tutela del personale dal contagio da COVID-19 come quelle imposte dal famigerato messaggio Hermes 2959/2020. In questo ambito, infatti, i colleghi chiamati ad operazioni indifferibili ed allo sportello aperto al pubblico, dovrebbero restare in ufficio il minor tempo possibile completando il lavoro dal proprio domicilio. Certamente la revisione delle attività con una ripartizione puntuale e precisa delle operazioni indifferibili e quelle delocalizzabili potrebbe essere di grande ausilio viste le evidenze in termini di produttività emerse anche nella relazione del Direttore Generale sulle integrazioni salariali pro-COVID. Il periodo emergenziale ha mostrato i molti lati positivi del lavoro agile ed alcuni aspetti che necessitano di urgente organizzazione e contrattazione. Perché continuare ad attendere nel regolamentare una modalità di lavoro che, per una parte di lavoratori, potrebbe essere il futuro?

Il protocollo anti-COVID che non siglammo a giugno sta, ancora oggi, mostrando i suoi limiti, permettendo azioni scriteriate anche nelle regioni ancora colpite dai contagi, segno che ben facemmo a non accettare i vincoli di alcuni punti. Continuiamo a chiedere l’adozione generalizzata di un sistema di gestione della salute e della sicurezza secondo il dettato del D.L.81/08 che dia tutti gli uffici dell’Istituto ed a tutti i dipendenti pari condizioni di tutela della propria salute.

Che dire dell’applicazione del regime della tassazione separata sugli emolumenti a carico del fondo di ente erogati negli anni successivi? A quando l’applicazione della nuova circolare dell’Agenzia delle Entrate?

La reinternalizzazione del corpo ispettivo è un altro tema che ci sta molto a cuore così come quello delle assegnazioni temporanee.

Come nel primo atto della commedia shakespeariana, sembra che l’Amministrazione, novella artigiana Bottom, si sia svegliata con la testa d’asino ma qualcosa lascia intravvedere il lieto fine nel secondo atto.

Rimaniamo in attesa del secondo atto preannunciando che lo stato di agitazione del personale indetto a giugno scorso si riempirà di azioni puntuali che saranno intraprese a settembre qualora non vi sia un deciso cambio di rotta.

Il sindacato, la UIL c’è! Anche ad agosto, per tutte le azioni a favore del personale: attendere non è più un’opzione.

DIREI DI NO MA FACCIO SÌ LO STESSO

Negli ultimi anni e, maggiormente al tempo del corona virus, sembrerebbe essere stata riscontrata una patologia caratterizzata dal condizionamento psicologico che induce molte persone ad opporsi, soltanto a parole, fermamente ad azioni che vengono richieste mentre, nei fatti, ad acconsentire a decisioni altrui anche senza riscontro alcuno. Si tratterebbe di una sorta di patologia sociale, che vede da un lato l’utilizzo del NO come forma di rivendicazione delle proprie libertà individuali e dall’altro il “naturale” gesto di acconsentire alle decisioni altrui.

Enrico Donaggio, nel saggio “Direi di NO”, descrive questo sentimento e propone la costruzione di uno “strumentario critico” per realizzare una base di conoscenza al fine di opporsi criticamente e costruttivamente alle imposizioni di quelli che, a torto, sono definiti “ladri di avvenire”; un invito, dunque, a sviluppare senso critico e a non concepire il NO come rifiuto o opposizione, ma come un’opportunità per distanziarci, attraverso una pratica di soggettivazione, dalle idee tossiche e fuorvianti.

In UIL, crediamo che lo “strumentario critico” sia il modo più efficace per leggere la quotidianità del nostro Istituto, lo stato dell’arte delle relazioni sindacali ed i rapporti fra le diverse realtà sindacali. 

A fronte di attacchi quotidiani avremmo potuto scegliere il metodo classico del contraddittorio ma preferiamo indurre nei colleghi un momento di riflessione motivati dall’opportunità di fornire, al tempo del “distanziamento sociale”, una diversa forma di condivisione delle problematiche del nostro Istituto.

Eravamo e siamo conviti che la sicurezza sul lavoro sia la vera priorità nazionale e per questo la UIL ha detto NO senza subordinazione alle pressioni dell’Amministrazione rispetto alla firma del protocollo di contrasto al COVID, con una pregiudiziale chiara ed univoca: la richiesta di garanzie e dell’impegno in termini temporali di attivare tutte le misure per la salvaguardia reale della salute dei colleghi e per attivare un sistema di gestione della salute e sicurezza integrato con misure per l’ambiente, certificato in qualità e a norma degli standard oggi vigenti. Non firmammo perché ritenemmo che alcuni punti dell’accordo fornissero scappatoie all’Amministrazione per “non fare” o per non fare bene.

Per il resto, la storia è nota, il tentativo di isolare la UIL salvo poi abbaiare alla luna con il malcelato appoggio di una Amministrazione alla quale riesce difficile comprendere il “che fare”. Infatti, dopo 90 giorni di lavoro a distanza nei quali il personale in lavoro a distanza ha collaborato a smaltire le giacenze, sono stati fatti ben pochi interventi di adeguamento degli uffici e il caos nell’apertura delle sedi assume una precisa connotazione in termini di responsabilità datoriale, trasformando, di fatto, un problema di salute e sicurezza per lavoratori ed utenti in un problema di ordine pubblico che certo non può essere imputato ai lavoratori che allo sportello mettono la faccia.

Perché molte sedi non hanno avuto gli adeguamenti necessari? Perché i separatori di plexiglass sono diventati un’arma contro i dipendenti? Perché non ci sono ancora tutti i DPI per riaprire? E le sanificazioni?

I deficit di messa a norma delle strutture erano e sono ampiamente noti e, spesso, i datori di lavoro territoriali sono stati lasciati soli nella gestione delle problematiche e molte sedi non hanno avuto i necessari interventi straordinari di messa in sicurezza. Analogamente, i segnali di allarme lanciati dagli RLS sono stati, per lo più, inascoltati per una sorta di repulsione dell’Amministrazione a riconoscerne il ruolo.

E, purtroppo, ora non c’è più soltanto il problema del Covid-19 che, peraltro, sta tornando ad essere più aggressivo per la crescita dell’indice di contagio come evidenziato dai media in questi giorni.

Cosa dovremo attenderci ora? I carri armati a protezione delle sedi? Perché usare i dipendenti come capro espiatorio di colpe altrui?

Struttura di Coordinamento Nazionale

IL COORDINATORE GENERALE

Tutela salute, sicurezza e ambiente

UILPA-INPS

UILPA-INPS

 

Claudio Checcherini

Sergio Cervo

"MI DISPIACE MA IO SO' IO E VOI NON SIETE UN C..."

A questa famosa frase citata dal compianto Alberto Sordi nel film “Il marchese del Grillo” sembra ispirarsi la nostra Amministrazione nei rapporti con i lavoratori e i loro rappresentanti.

Infatti, nonostante il CCNL 2016-2018 dica a chiare lettere che  “Il sistema delle relazioni sindacali è lo strumento per costruire relazioni stabili tra amministrazioni pubbliche e soggetti sindacali, improntate alla partecipazione consapevole, al dialogo costruttivo e trasparente, alla reciproca considerazione dei rispettivi diritti ed obblighi, nonché alla prevenzione e risoluzione dei conflitti” e, ancora, che “Il sistema delle relazioni sindacali è improntato a principi di responsabilità, correttezza, buona fede e trasparenza dei comportamenti ed è orientato alla prevenzione dei conflitti”, l’Amministrazione si permette di disattendere, con tanta naturalezza, accordi da lei stessa sottoscritti.

Il sopra richiamato testo negoziale vuole perseguire l’obiettivo di instaurare fra le parti contraenti un clima di relazioni basato non sulla contrapposizione, sebbene sull’autotutela gestionale delle controversie, sulla collaborazione e sulla reciproca responsabilizzazione. Da tali principi informatori dell’intero sistema derivano tutta una serie di conseguenze che incidono in maniera non trascurabile sui modelli relazionali previsti dal nuovo contratto.

Per tali ragioni, questa Organizzazione sindacale, pur non avendo sottoscritto l’Accordo nazionale sulla gestione della c.d. Fase 2 del 3 giugno u.s., non può consentire la deriva delle relazioni sindacali nel nostro Ente.

Per le medesime ragioni, questa Organizzazione sindacale, richiama l’Amministrazione all’immediato ripristino di corrette relazioni sindacali, fatte anche di modifiche condivise, intese ed accordi, per la tutela dei propri dipendenti ai quali chiede sforzi sempre maggiori per migliorare la capacità di risposta ai cittadini e, al momento opportuno, sembra dimenticarsene…

 

IL COORDINATORE GENERALE

               UILPA-INPS

              Sergio Cervo

CONDIZIONAMENTO IN DG - RIENTRO POSSIBILE?

Bollettino del rientro del primo luglio


Quindici giorni fa vi abbiamo spiegato perché non abbiamo potuto sottoscrivere la proposta di accordo di DG per il rientro in ufficio anzitempo rispetto al contenuto della direttiva 3 del Ministro della Funzione Pubblica (31/7/2020). 

Premesso che a noi interessava che il graduale ritorno alla normalità avvenisse in sicurezza e che l’OMS, non noi, ha ribadito che il rischio pandemico è ancora particolarmente insidioso, riteniamo che in questa occasione non siano ammessi errori.

Sul rischio pandemico, sembrerebbe essere stata recepita la nostra richiesta di dotare tutto il personale amministrativo di mascherine chirurgiche ma questa è solo una minima concessione dato che sul SUE (Sistema Unico Economale) sono ancora disponibili le cosiddette mascherine di comunità modello “bandana” Montrasio che non sono certificate e non sono di tipo chirurgico.

Oggi è stato dato il via ad un rientro parziale negli uffici della direzione generale ai colleghi obbligati per le attività indifferibili, ai volontari, ai quasi volontari, ai quasi convinti ed ai sospinti. Ciò in quanto, probabilmente per una difficoltosa interpretazione dei numerosi messaggi del datore di lavoro congiuntamente alle disposizioni del direttore generale, sembrerebbe essersi attivata una procedura di rientro forzato ma volontario. Tacendo delle problematiche che avevamo evidenziato in occasione degli incontri con la delegazione trattante, segue il bollettino di guerra della giornata odierna. 

Con il messaggio Hermes 2635/2020 il datore di lavoro di sede centrale spiegava che gli impianti sono di tipologie differenti nei vari plessi. Gliimpianti di condizionamento, oggi, sono stati accesi a macchia di leopardo:

  1. il plesso di via Ciro il Grande è in attesa di completamento dell’installazione dei nuovi filtri per essere attivato nella totalità ma dove può funzionare, è stato attivato dopo le 11.00, siamo dispiaciuti per gli oltre 400 colleghi che hanno patito il caldo tutto il giorno,
  2. il plesso di via Beccaria è privo di condizionamento centralizzato, ce ne duole per gli oltre 50 colleghi che hanno fatto una sauna;
  3. lo stabile di via Chopin non è ancora climatizzato ma l’unità di trattamento d’aria esterna non potrà essere attivata secondo le linee guida del CGTE pur potendo funzionare con le sole unità interne;
  4. lo stabile di via Listz ha l’impianto acceso ma sembrerebbe accesa anche l’unità di trattamento d’aria che, secondo le linee guida fornite dal CGTE, non dovrebbe essere attiva perché provoca ricircolo di aria; 
  5. lo stabile di via Ballarin sembrerebbe non essere condizionato ma il numero limitato di persone al lavoro potrebbe giustificare la mancata accensione;
  6. lo stabile di via Civiltà del Lavoro è stato acceso lunedì ma sanificato successivamente all’accensione, forse ad impianto acceso, martedì ed oggi, contrariamente alle disposizioni.

Noi ci chiediamo e chiederemo in tutte le sedi se le prescrizioni del CGTE relative al condizionamento sono state fornite per pura formalità oppure sono soggette a cattiva interpretazione a prescindere. In ogni caso, anche per le elevate temperature di questi giorni, riteniamo non adeguate le condizioni per il rientro. Ricordiamo ai colleghi che ci hanno scritto lamentando malori che possono rivolgersi al PIM.

COORDINAMENTO UILPA - INPS DG

Claudio Checcherini

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