SOTTO IL VESTITO NIENTE: MA QUALE SICUREZZA?
Non più di 26 giorni fa spiegammo che l’accordo sul protocollo non andava bene nonostante avessimo messo il nostro massimo impegno per contribuire a redigerlo. Avevamo chiesto, tra gli altri, l’impegno dell’Amministrazione a costruire un sistema di gestione della salute e della sicurezza secondo la disposizione della legge, non a nostro piacimento. Lo chiedevamo perchériteniamo che la standardizzazione delle procedure e delle metodiche fossero garanzia di migliore tutela dei lavoratori dall’imprecisione e dall’incompetenza che caratterizza alcune sedi territoriali. Inutile ripetere le richieste in merito ai DPI, alla frequenza delle sanificazioni, agli impianti di condizionamento ed altro ancora.
E il Covid-19, in questi mesi, ci ha insegnato che gli errori si rischiano di pagare caro: chi con la vita, chi con le indagini della magistratura. All’indomani della commemorazione di Bergamo, facciamo nostro il monito del Presidente della Repubblica,Sergio Mattarella, a non nascondere la polvere sotto il tappeto. Gli errori, certamente accaduti, fanno parte della nostra storia e vanno soggetti a verifica non foss’altro per evitare di ripeterli. Ciò dovrebbe accadere anche in Istituto.
L’INPS nella fase acuta della pandemia ha assunto la missione quasi impossibile di essere l'unico punto di riferimento per l'erogazione di tutte le misure introdotte dai provvedimenti varati con urgenza dal Governo. Lo stress, in massima parte, è stato superato grazie all’impegno dei dipendenti che, in lavoro agile, hanno messo concretamente al centro dei loro interessi chi era in una situazione di bisogno e di fragilità che la crisi ha accentuato.
Gli Stati Generali hanno evidenziato come la “salute e la sicurezza” siano diventate parole di dominio pubblico e spiegato che i datori di lavoro si devono adoperare per tutelare i propri dipendenti, a prescindere. Non è così, purtroppo, all’INPS. Quanto chiedemmo fu tacciato di inutilità in quanto, ci fu detto, sarebbe adatto ai dipendenti privati. Come se la salute dei dipendenti pubblici non contasse nulla. Ed infatti, ora si obbliga al rientro i dipendenti che, però, devono prestarsi volontariamente.
Avevamo espresso il dubbio che alcuni punti dell’accordo fossero il grimaldello per aprire subito gli sportelli al pubblico e fornire un capro espiatorio a chi non avesse ancora ricevuto le prestazioni richieste a causa di motivazioni indipendenti dalla volontà o dalla capacità operativa dei lavoratori. E questo sta accadendo.
Aprire gli sportelli al pubblico è un falso problema.Se i datori di lavoro ritengono che le sedi siano ambienti salubri per i singoli lavoratori e per l’attività di sportello da fare, lo facciano certificare al medico competente e se ne accollino la responsabilità.
Altrettanto accada per l’incolumità fisica dei dipendenti.
Altrimenti, dobbiamo dirlo, sotto il vestito non c’è ancora niente.
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Struttura di Coordinamento Nazionale |
IL COORDINATORE GENERALE |
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Tutela salute, sicurezza e ambiente |
UILPA-INPS |
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UILPA-INPS |
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Claudio Checcherini |
Sergio Cervo |
FU ATTACCO HACKER: ORA SI CHIEDANO LE SCUSE!
Il primo aprile, in piena pandemia, durante il primo giorno di richiesta delle prestazioni straordinarie COVID il nostro sito istituzionale andò in crisi per le motivazioni, si disse, più disparate.
In quell’occasione i dipendenti ed i fornitori della direzione informatica furono additati come incapaci, il Presidente e tutto l’Istituto fu al centro di polemiche che riempirono le pagine dei quotidiani.
Poco fa, dal report dell’Organismo permanente di monitoraggio e analisi sui rischi di infiltrazione nell'Economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso, si è appreso che si trattò davvero di un attacco hacker.
Che il mondo informatico dell’Istituto sia un processo in assiduo divenire è cosa nota, che sia necessario un continuo rinnovamento e che sia opportuno aprirsi all’innovazione e al miglioramento delle applicazioni sia nelle prestazioni sia nell’esperienza utente siamo tutti d’accordo. Ma ora ci aspettiamo le scuse: ai professionisti dell’informatica che, a testa bassa, hanno continuato a tenere insieme le applicazioni durante la crisi, a tutti i dipendenti dell’Istituto che in smart working hanno retto il sistema, al nostro Presidente che ci rappresenta.
Di noi si è fatta carne da macello, ricordiamocelo ora che si intende riaprire gli sportelli al pubblico.
Leggi il resto su:
AdnKronos al link
https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/06/26/coronavirus-sito-inps-ando-tilt-per-attacco-hacker_1ddyCUtoW75YIsxgcVsZ3M.html?refresh_ce
PROTOCOLLO COVID PER LA FASE 2 – LE RAGIONI DI UN NO
Nonostante l’impegno profuso al fine di adattare l’accordo nazionale sulle reali esigenze della Direzione Generale, anche oggi non abbiamo trovato le condizioni per firmare la proposta dell’Amministrazione in materia di contenimento del rischio da COVID-19 in DG. Premesso che a noi interessa che il graduale ritorno alla normalità avvenga in sicurezza e che il rischio pandemico è particolarmente insidioso, anche questa volta, sembrerebbe essere sfumata l’occasione per implementare un sistema della sicurezza trasparente che coniughi titolo, ruolo e responsabilità per tutti gli attori e che sia chiaramente rivolto al benessere di tutti i lavoratori.
Ancora una volta, escludendo le specifiche riguardanti il coordinamento generale medico legale e quelle relative agli operatori del Coordinamento Generale Tecnico Edilizio, abbiamo registrato:
- vaghezza delle misure,
- incertezza della frequenza delle sanificazioni degli impianti di condizionamento (lasciata alle specifiche dell’Istituto Superiore di Sanità e a linee guida stilate dal CGTE ma che non è dato conoscere) che, nei plessi dotati di ricircolo d’aria, non potrà essere avviato prima dell’installazione di nuovi filtri progettati specificamente.
- diversità di trattamento tra categorie di dipendenti rispetto alla rischiosità percepita in merito ai DPI.
e dunque il protocollo locale non ha risposto ai criteri minimi che, a nostro parere, consentono il rientro in sicurezza.
Inoltre, relativamente al plesso di via Ciro il Grande, la problematica connessa alle prescrizioni dei VV.F. a seguito dell’incendio accaduto lo scorso anno, suggerirebbe di mantenere basso (sotto le 300 unità) il numero di persone presenti contemporaneamente in servizio.
I plessi con impianto di climatizzazione che prevede il ricircolo, come ad esempio quello di via Ciro il Grande, non potranno attivare il condizionamento prima dell’installazione di nuovi filtri specifici rendendo certamente difficoltoso il rientro nell’imminenza della stagione estiva.
Relativamente ai DPI, le mascherine mod. bandana Montrasio, disponibili sul Servizio Unico di Economato, non sono DPI e non hanno marchio CE (come si può verificare sul sito del produttore all’indirizzo https://montrasioitalia.com/it/mascherinetntmonouso). Pur comprendendo che queste siano state reperite in un momento di difficoltà di approvvigionamento, abbiamo chiesto di evitarne la distribuzione al personale al fine ridurre il rischio di contagio in caso di contatti ravvicinati.
In merito ad attività di progettazione per la futura ristrutturazione di ambienti di lavoro, raccomandando di fare tesoro dell’esperienza maturata con la pandemia, abbiamo chiesto di evitare la realizzazione ex novo di open space che complicherebbero il rispetto delle misure di distanziamento.
COORDINAMENTO UILPA - INPS DG
Claudio Checcherini
ARAN: IERI L'INCONTRO PER UN ORDINAMENTO AL PASSO DEI TEMPI
Ieri si è riunita la Commissione Paritetica sull’ordinamento.
Una riunione nella quale l’ARAN ha presentato un documento con cui ha effettuato una analisi della situazione esistente nei vecchi comparti di contrattazione confluiti nel Contratto Funzioni Centrali e una ricognizione delle proposte emerse al tavolo per l’individuazione del nuovo, unico, modello ordinamentale.
Il Presidente dell’ARAN ha voluto comunicare che sul tema ha raccolto l’attenzione della Funzione Pubblica, che ha offerto una disponibilità di massima a raccogliere eventuali proposte di intervento normativo coerente al nuovo modello ordinamentale e alla sua prima applicazione.
La UILPA ha manifestato la disponibilità ad avviare il confronto, ribadendo la necessità di individuare soluzioni che diano risposte concrete alle aspettative del personale in servizio.
FASE 2 - NESSUNA IPOTECA
È proseguito nel corso della giornata di ieri il confronto tra Amministrazione ed Organizzazioni sindacali sul documento in materia di regolamentazione delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro dell’Inps nella cosiddetta Fase 2”, documento arricchito rispetto alla riunione dello scorso 22 maggio da un allegato tecnico che diventa parte integrante della proposta di accordo.
Dopo aver ribadito la necessità che il nuovo testo preveda espressamente la declinazione a livello di contrattazione decentrata dei contenuti delle linee guida nazionali, previsione che ritroviamo incidentalmente solo nelle premesse, e che siano previsti nell’accordo momenti di verifica e di monitoraggio dell’applicazione delle iniziative messe in campo, così come accade nel privato dove sono previsti comitati aziendali paritetici a presidio della corretta applicazione delle misure di prevenzione e di sicurezza da parte del datore di lavoro, previsione che non ritroviamo nel documento consegnato,abbiamo rappresentato alla controparte la necessità di apportare una serie di modifiche (es. mancano i riferimenti all’attività di vigilanza, a quella svolta dai colleghi dei servizi tecnici spesso impegnati fuori dal perimetro dell’Istituto ecc.) che saranno oggetto di una proposta organica emendativa ed integrativa che ci impegniamo in tempi brevi a trasmettere all’Amministrazione.
Al di là degli aspetti più squisitamente tecnici, abbiamo chiarito alla controparte chenon accettiamo nessuna ipoteca rispetto ai contenuti dell’accordo attraverso l’indicazione di date per la riattivazione degli sportelli delle sedi in modalità fisica: l’INPS in questi mesi non è mai stato chiuso (un messaggio che dovrebbe essere veicolato in modo chiaro ed inequivocabile all’esterno) ed ha continuato ad operare modificando semplicemente la modalità di relazione con l’utenza, passando dalla forma fisica a quella esclusivamente remota, una modalità pienamente giustificata da una condizione di emergenza sanitaria che, lo ricordiamo, non è assolutamente cessata. Lo sportello telefonico unitamente agli altri canali di comunicazione (contact center, posta elettronica, pec ecc.) ha consentito e consente di presidiare al meglio la domanda di informazioni che proviene da un’utenza resa particolarmente aggressiva da una condizione di crisi economica e sociale.Aprire oggi gli sportelli in modalità fisica significherebbe esporre le sedi ed i colleghi ad un grave rischio rispetto al quale, contrariamente a quanto affermato da qualche buontempone di altra organizzazione sindacale che ha prefigurato un’apertura delle sedi al pubblico con il presidio di Carabinieri e Polizia di Stato trasformandole di fatto in un fortino, le manifestazioni e gli episodi di aggressione verbale e via social di queste settimane sarebbero un pallido ricordo!
Nel corso del confronto abbiamo ribadito anche la necessità e l’urgenza che si arrivi in tempi rapidi alla definizione di un protocollo d’intesa per la disciplina dello smart working “emergenziale” visto che alcuni istituti ad esso legati, si pensi per esempio al diritto alla disconnessione, sono in questa fase “saltati”.
Roma, 29 maggio 2020
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FP CGIL Matteo ARIANO Antonella TREVISANI |
CISL FP Paolo SCILINGUO |
UIL PA Sergio CERVO |
CONFINTESA/FP Francesco VIOLA |
CONFSAL-UNSA CIARALDI PEPPETTI |
ed Organizzazioni sindacali sul documento in materia di regolamentazione delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro dell’Inps nella cosiddetta Fase 2”, documento arricchito rispetto alla riunione dello scorso 22 maggio da un allegato tecnico che diventa parte integrante della proposta di accordo.
Dopo aver ribadito la necessità che il nuovo testo preveda espressamente la declinazione a livello di contrattazione decentrata dei contenuti delle linee guida nazionali, previsione che ritroviamo incidentalmente solo nelle premesse, e che siano previsti nell’accordo momenti di verifica e di monitoraggio dell’applicazione delle iniziative messe in campo, così come accade nel privato dove sono previsti comitati aziendali paritetici a presidio della corretta applicazione delle misure di prevenzione e di sicurezza da parte del datore di lavoro, previsione che non ritroviamo nel documento consegnato,abbiamo rappresentato alla controparte la necessità di apportare una serie di modifiche (es. mancano i riferimenti all’attività di vigilanza, a quella svolta dai colleghi dei servizi tecnici spesso impegnati fuori dal perimetro dell’Istituto ecc.) che saranno oggetto di una proposta organica emendativa ed integrativa che ci impegniamo in tempi brevi a trasmettere all’Amministrazione.
Al di là degli aspetti più squisitamente tecnici, abbiamo chiarito alla controparte chenon accettiamo nessuna ipoteca rispetto ai contenuti dell’accordo attraverso l’indicazione di date per la riattivazione degli sportelli delle sedi in modalità fisica: l’INPS in questi mesi non è mai stato chiuso (un messaggio che dovrebbe essere veicolato in modo chiaro ed inequivocabile all’esterno) ed ha continuato ad operare modificando semplicemente la modalità di relazione con l’utenza, passando dalla forma fisica a quella esclusivamente remota, una modalità pienamente giustificata da una condizione di emergenza sanitaria che, lo ricordiamo, non è assolutamente cessata. Lo sportello telefonico unitamente agli altri canali di comunicazione (contact center, posta elettronica, pec ecc.) ha consentito e consente di presidiare al meglio la domanda di informazioni che proviene da un’utenza resa particolarmente aggressiva da una condizione di crisi economica e sociale.Aprire oggi gli sportelli in modalità fisica significherebbe esporre le sedi ed i colleghi ad un grave rischio rispetto al quale, contrariamente a quanto affermato da qualche buontempone di altra organizzazione sindacale che ha prefigurato un’apertura delle sedi al pubblico con il presidio di Carabinieri e Polizia di Stato trasformandole di fatto in un fortino, le manifestazioni e gli episodi di aggressione verbale e via social di queste settimane sarebbero un pallido ricordo!
Nel corso del confronto abbiamo ribadito anche la necessità e l’urgenza che si arrivi in tempi rapidi alla definizione di un protocollo d’intesa per la disciplina dello smart working “emergenziale” visto che alcuni istituti ad esso legati, si pensi per esempio al diritto alla disconnessione, sono in questa fase “saltati”.
Roma, 29 maggio 2020
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FP CGIL Matteo ARIANO Antonella TREVISANI |
CISL FP Paolo SCILINGUO |
UIL PA Sergio CERVO |
CONFINTESA/FP Francesco VIOLA |
CONFSAL-UNSA CIARALDI PEPPETTI |
L'AMMINISTRAZIONE BIFRONTE - LAVORO A DISTANZA IN PRESENZA!
Sembrerebbe che qualche solerte direttore stia anticipando la riapertura degli uffici senza rispettare la Direttiva 3 del Ministro della Pubblica Amministrazione (definizione delle attività indifferibili) richiedendo il rientro indiscriminato di tutti i dipendenti e senza attendere la definizione dell’accordo quadro in discussione sul tavolo nazionale con le direzioni centrali competenti.
Le problematiche urgentissime connesse alla tutela della salute e della sicurezza dei dipendenti per il rientro in sede impongono all’amministrazione di fornire, preliminarmente alla definizione delle attività indifferibili, risposte concrete almeno rispetto:
- alla certificazione del sistema di sicurezza e delle procedure da eseguire in sede,
- alla disponibilità in numero adeguato, alla tipologia, alla relativa certificazione dei dispositivi di protezione individuale da fornire ai dipendenti in servizio,
- all’evidenziazione dei dipendenti “fragili” ed alla sorveglianza sanitaria straordinaria.
In tale ottica, la bozza di documentazione fornita a corredo del discutendo accordo nazionale è profondamente lacunosa ed assolutamente insoddisfacente.
Al fine di ricondurre la tutela della salute e la sicurezza ad un livello accettabile per tutti i dipendenti dell’Istituto a prescindere dalla sede di servizio, non è possibile consentire fughe in avanti e permettere il mancato rispetto delle norme vigenti e delle corrette relazioni sindacali.
Per tale motivo questa sigla indice lo stato di agitazione e comunicherà quanto prima le iniziative che verranno adottate.
La Segreteria del Coordinamento Nazionale UILPA - INPS
GESTIONE DELLA FASE 2: CALMA E GESSO!
Come avevamo richiesto in più occasioni all’Amministrazione, sin dallo scorso 21 aprile e successivamente ribadito con nota del 5 maggio, si è tenuto oggi il previsto incontro sulla cosiddetta “Fase 2” declinata in ambito INPS.
L’Istituto ha innanzitutto rappresentato la volontà, in applicazione delle norme che attualmente regolano l’esecuzione delle prestazioni lavorative nel pubblico impiego, di mantenere alta la percentuale di personale in smart-working, ma ritiene anche necessario avviare la discussione sull’ampliamento delle attività indifferibili che vanno svolte in sede, tema quest’ultimo affrontato dalla direttiva n.3/2020 del Ministro della Pubblica Amministrazione e non interpretabile in termini esclusivamente “produttivistici”.
Da parte nostra abbiamo ribadito la necessità che ci venga sottoposto, come già accaduto in altre amministrazioni pubbliche, un documento quale base di discussione sul quale aprire un confronto, ricordando che le misure concernenti la salute e sicurezza sono oggetto di contrattazione e che il quadro normativo continua a prevedere il lavoro agile come modalità ordinaria di lavoro per i dipendenti pubblici.
Questo vuol dire che, come avevamo già chiesto, si deve arrivare alla sigla di un protocollo d’intesa che individui le misure di sicurezza da assumere e che disciplini organicamente il lavoro agile anche nella fase emergenziale, sancendo i principi che devono essere rispettati su tutto il territorio nazionale e garantendo la partecipazione sindacale a tutti i livelli di RSU.
In questo momento così difficile per il Paese, con l’Istituto in prima linea nell’erogazione di prestazioni a sostegno del reddito di famiglie, lavoratori e imprese, riaprire al pubblico in modalità fisica le sedi dell’INPS (ricordiamo che il nostro Ente non è mai stato chiuso in questi mesi, ma ha semplicemente modificato la modalità di relazione con il pubblico, da fisica in modalità remota, senza che ciò abbia inciso negativamente sulla produzione e sul rapporto con l’utenza), sia pure solo su alcuni servizi come da taluno prospettato,potrebbe non solo generare rischi di ordine pubblico fuori ed all’interno dei nostri uffici mettendo a repentaglio l’incolumità fisica dei colleghi e degli utenti, ma potrebbe creare anche occasioni di contagio in assenza di ferree misure igienico-sanitarie. Per questo diciamo: calma e gesso!
Non poniamo in essere decisioni avventate di cui ci si potrebbe pentire e che potrebbero ulteriormente sovraesporre l’INPS e i suoi dipendenti.
Al termine della riunione sono stati velocemente affrontati altri argomenti accantonati nei precedenti incontri e sui quali attendevamo un risposta:
- in merito alla corresponsione dei buoni pasto per chi lavora da remoto, colleghi in smart-working ed in regime di telelavoro domiciliare, l’Amministrazione, raccogliendo le nostre sollecitazioni, ci ha anticipato che a breve uscirà un messaggio per il loro riconoscimento con decorrenza 11 marzo 2020;
- sul tema delle assegnazioni temporanee, argomento sul quale avevamo in precedenza sollecitato l’Amministrazione a dare una risposta ai colleghi che avevano già presentato domanda con le causali in passato accolte, ci è stato riferito che, fino al perdurare dell’emergenza sanitaria in atto, stante lo svolgimento dell’attività lavorativa da remoto, non si adotteranno nuovi provvedimenti;
- sulla richiesta di interpretare in senso orientato favorevolmente al lavoratore la disciplina della sospensione dei piani di ammortamento dei mutui edilizi al personale per la nuova causale introdotta dal relativo regolamento (vedi nostro comunicato del 13 maggio) l’Amministrazione ha dichiarato di essersi uniformata alle indicazioni degli organi di controllo interno per cui se lo scenario cambia, e sono recepite le “controdeduzioni” presentate, le domande potrebbero essere riesaminate;
- confermata a maggio l’erogazione, rapportata al numero di giorni di lavoro, dei 100,00 € previsti dall’art.63 del “Decreto Cura Italia” per i colleghi che nel mese di marzo hanno svolto attività lavorativa con presenza fisica in ufficio;
- sul “congelamento” del credito e del debito orario, maturati dal personale prima dell’emergenza COVID-19, è stata confermatal’indicazione di differire al periodo post emergenza sanitaria, rispettivamente, la fruizione ed il recupero;
- confermata la soluzione a breve della problematica relativa all’erogazione periodica dell’indennità per i funzionari addetti al contenzioso dell’invalidità civile (corresponsione mensile come recita il CCNI);
- infine, a seguito della nostra richiesta, formulata dopo la sottoscrizione dell’ipotesi di CCNI 2019 per le aree A, B e C, l’Amministrazione ha confermato che con la retribuzione di giugnoprocederà all’erogazione di un pre-saldo dell’incentivo 2019.Roma, 14 maggio 2020
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FP CGIL Matteo ARIANOAntonella TREVISANI |
CISL FP Paolo SCILINGUO |
UIL PA Sergio CERVO |
CONFINTESA/FP |
PRIMO MAGGIO DI CONSAPEVOLEZZA
Domani, i festeggiamenti del primo maggio aranno in tono minore per le regole di distanziamento sociale imposte dalla pandemia. Paradossalmente, quest’anno il primo maggio sarà una festa della consapevolezza.
Consapevolezza di chi il lavoro ce l’ha e di chi il lavoro lo ha improvvisamente perduto.
E noi, i lavoratori dell’INPS, a tendere la mano a questi ultimi.
Consapevolezza di chi, con i cambiamenti organizzativi, ha un lavoro non più contenuto in termini di durata quotidiana.
Quello che abbiamo sentito dai tanti colleghi che, per spirito di abnegazione, hanno lavorato notte e giorno e da quelli ai quali è stato chiesto di lavorare nel prossimo week end. E allora, questo primo maggio, per un incredibile gioco di corsi e ricorsi storici, è idealmente vicino ai motti degli operai australiani del 1855: “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire”.
Consapevolezza di chi al lavoro rischia la vita quando a rischiare la vita, fino a ieri, erano altri.
E così è anche vicino ai lavoratori di Marcinelle, in gran parte immigrati italiani, che persero la vita in un incidente in miniera perché non sono stati rispettati i protocolli di sicurezza stabiliti. Un po’ come è accaduto ai tanti lavoratori in prima linea sprovvisti di dispositivi di sicurezza individuale che hanno contratto il COVID-19.
In due mesi, il ritardo decennale nell’applicazione delle norme esistenti e la scarsità di attenzione sono stati soppiantati dalla malattia che tocca tutti e la“sicurezza al lavoro” è diventata improvvisamente parola diffusa, lessico comune.
Sembra che, ora, la produttività a prescindere, a qualsiasi costo, abbia ceduto il posto all’etica del lavoro in sicurezza.
Soltanto se questa nuova attenzione alla sicurezza sarà coltivata con dedizione, il dono della vita degli eroi di questi giorni non sarà perduto irrimediabilmente.
Buon primo maggio.
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Struttura di Coordinamento |
IL COORDINATORE GENERALE |
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Tutela salute, sicurezza e ambiente |
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UILPA-INPS |
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Claudio Checcherini |
Sergio Cervo |
LA STORIA SIAMO NOI
Nello stile dei bollettini a cui la pandemia ci ha abituato, vorremmo dire che in oltre 35.000 furono coinvolte, 4635 arrestate, torturate e condannate, 2750 deportate, 1859 vittime di violenza, 623 vennero uccise.
Questi sono i numeri della Resistenza partigiana al femminile, delle donne contagiate dal “virus benefico della democrazia” che portò alla Liberazione festeggiata oggi, purtroppo, solo virtualmente.
Donne che, nel ricordo e nella narrazione sono sempre un passo dietro i partigiani, quasi fossero spinte soltanto da ideali materni. Ma così non fu e, per tutte, vogliamo ricordare Gina Galeotti Bianchi, fucilata a 32 anni, incinta di otto
mesi mentre pedalando portava a Niguarda l'ordine di insurrezione.
E furono le donne che aiutarono a distribuire “Il Ribelle” un foglio di collegamento e di sensibilizzazione finalizzato a diffondere gli ideali della Resistenza fondato da Teresio Olivelli, “ribelle per amore”, beatificato nel 2018 per aver resistito con fede, fortezza e carità alla repressione nazista, difendendo la dignità e la libertà di tanti fratelli sventurati come lui e aver donato la vita per la difesa dei più deboli.
L’attualità del suo messaggio è proprio nella ribellione a qualsiasi forma di costrizione, di limitazione della libertà e di razzismo che, pericolosamente, si aggira anche in questi tempi:
“Per me resistere è una rivolta morale, diretta a suscitare nelle coscienze il senso della dignità umana e il gusto della libertà personale e a promuovere un ordine di valori sui quali primeggia la carità cristiana, volta a costruire la civiltà
dell’amore contrapposta a quella dell’odio propugnata dai nazifascisti"
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