La creazione di una Agenzia unica di vigilanza, in materia di lavoro e sicurezza sul lavoro, tesa non solo a coordinare l’attività ispettiva del Ministero del lavoro, dell’Inps e dell’Inail, ma ad individuare i campi di intervento, gli obiettivi da realizzare, la definizione di programmi operativi da attuare, la realizzazione di un’attività di intelligence di verifica amministrativa, sia a monte che a valle degli accessi ispettivi, richiederebbe un’organizzazione complessa in termini di risorse umane ed economiche ragguardevole, la cui istituzione non potrebbe che avvenire attraverso uno specifico emendamento al disegno di legge delega sul cosiddetto Jobs Act.
L’idea di accorpare, di razionalizzare le risorse per la realizzazione di una mission comune, seppure con specificità diverse in termini di obiettivi da raggiungere da parte dei singoli Enti e/o Amministrazioni attualmente operanti nella medesima area di intervento, è senza dubbio lodevole, anche se non nuova; la sua genesi trova fondamento nell’art. 7, comma 1, della legge n. 247/2007 che auspica il sorgere della grande Casa del Welfare, che di fatto rimane ancora un progetto inattuato, non essendo riuscita l’Amministrazione statale a riunificare neppure le strutture di vigilanza di Ministero, Inps e Inail. Questo è solo un esempio degli immani interventi legislativi tutt’ora inattuati e di cui si potrebbe ampiamente redigerne una lista corposa (vedasi ad esempio le sorti dell’Agenzia Nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro).
A questo punto ci si domanda ma è proprio necessario creare un nuovo Ente?, Ma è proprio indispensabile, in questo momento epocale di eliminazione del superfluo, del tagliare i rami secchi dell’inefficientismo pubblico, partorire un nuovo “elefante”. Sì, è vero, se l’ipotesi dell’istituzione dell’Agenzia del lavoro può, da un lato, sembrare l’epilogo di una maturazione legislativa volta a realizzare concretamente idee già oggetto di ampia discussione parlamentare, dall’altro non si può non evidenziare la sussistenza di non poche e rilevanti problematiche attuative di coerenza normativa e costituzionale.
Non entrando nel merito delle criticità di tipo costituzionale e/o legiferativa che si verrebbero a porre in essere, lasciando per l’appunto la materia di discussione a più alti livelli di studio e di approfondimento. Si potrebbe fornire degli spunti più pragmatici in materia, piuttosto che quelli di natura filosofica che porterebbero ad analisi di principio e di sistema, che in questo caso poco sarebbero d’aiuto alla valutazione di uno stato di fattibilità del progetto “un’ unica vigilanza previdenziale ed assistenziale“
Seppure si riuscisse a realizzare un’Agenzia/Ente di una tal portata si rischierebbe, comunque, di creare una scatola vuota di contenuti, qualora non si provvedesse contestualmente ad uniformare la disciplina contrattuale di tutto il personale ispettivo, e semmai anche di quello amministrativo e professionale che si dovesse eventualmente cooptare in questo nuovo “contenitore”; in questo momento si è in presenza di operatori incardinati in forme contrattuali del pubblico impiego completamente diversi, e non solo sul piano della gestione del rapporto lavorativo, ma ancor più dal punto di vista economico. Pertanto non ci si potrebbe limitare ad un accorpamento fisico delle strutture, ma dev’essere soprattutto contrattuale ai fini della disciplina del rapporto di lavoro degli operatori coinvolti.
L’istituzione di un nuovo Ente non deve rappresentare la panacea della disorganicità e della disomogeneità dell’azione di vigilanza degli attuali Enti/Amministrazioni operanti, deve essere considerato il momento di un passaggio culturale volto alla concentrazione degli sforzi organizzativi, gestionali, informativi, comunicativi, legali amministravi e giudiziali di chi opera in tale ambito. In conclusione se l’idea è buona, non necessariamente bisogna costituire un nuovo Ente per poterla perseguire. E’ necessario analizzare non solo gli elementi di criticità dell’attuale sistema di vigilanza, ma anche e soprattutto i punti di forza delle singole attività ispettive da un punto di vista gestionale, organizzativo, di sistema informativo e informatico adottato (software).Posto che sono gli stessi ambiti ministeriali ad intravedere lacci e lacciuoli in una direzione gestionale ed organizzativa in capo al Ministero, come fattore di debolezza almeno nella fase di coordinamento e in quella operativa, nonché nell’indicare nell’impostazione contrattuale disciplinante il rapporto di lavoro dei funzionari di vigilanza quello degli Enti Pubblici non Economici e il CCNI dell’INPS come quello di riferimento da seguire nell’eventualità della costituzione di un’Agenzia Unica della vigilanza. Perché non fare, allora, altri tipi di scelta?
In conclusione, dunque, a parere della scrivente Sigla, l’Agenzia unica può rappresentare una valida idea, ma con un incremento di costi ragguardevole, se si pensa che la stessa dovrà essere gestita da una nuova tecnocrazia, dalla nomina di nuovi organi collegiali, per non parlare dell’accorpamento di un numero di risorse umano che si aggirerebbe intorno alle 8.000-8.500 unità con l’applicabilità di un CCNL di Ente pubblico non economico o Agenzia fiscale, mentre con un operazione di accorpamento di tutti gli adempimenti amministrativi di preaccertamento, verifica amministrativa, verifica ispettiva, recupero del credito, attività legale amministrativo-giudiziale contro il solo accorpamento dei funzionari di vigilanza del Ministero del lavoro e dell’INAIL all’interno dell’INPS, ciò rappresenterebbe un risparmio economico non solo nel medio e nel lungo periodo, ma soprattutto immediatamente contestuale, visto che in questo caso riguarderebbe non più di 3.500 unità.
Cordiali saluti.
IL COORDINATORE GENERALE
UILPA-INPS
Sergio CERVO
Come è noto, l’ipotesi di armonizzazione delle retribuzioni discussa in sede di tavolo nazionale (parametro unico di distribuzione dell’incentivo e riconoscimento di un’anticipazione mensile dei trattamenti incentivanti, differenziata in ragione dell’inquadramento economico, con decorrenza dall’1/12/2013) avrebbe prodotto, a partire dall’anno in corso, pesanti tagli alle retribuzioni per oltre 1/3 dei lavoratori dell’Istituto (8.000 lavoratori Inps, 3.500 lavoratori ex Inpdap, 100 lavoratori ex Enpals).
Da qui, l’idea di inserire nell’ipotesi di CCNI 2013 una clausola (l’art. 8) volta a preservare le retribuzioni in godimento e a consentire il contemporaneo avvio di un graduale processo di armonizzazione/consolidamento delle retribuzioni, a partire da quelle (v. accordo di programma 2014-2016) riconosciute ai lavoratori delle aree A e B.
In sintesi quindi, a fronte di ipotesi di armonizzazione che, come ricordato, avrebbero condotto ad una riduzione dei livelli retributivi in godimento, proprio in forza dell’art. 8 dell’ipotesi di CCNI 2013, tutti i lavoratori dell’Istituto (Inps, ex Inpdap ed ex Enpals) si vedranno quanto meno riconoscere i medesimi importi di incentivo loro corrisposti nel corso dell’anno 2012; soglia che, in alcuni casi, considerato l’ammontare dell’incentivo ordinario e speciale a tutt’oggi mediamente corrisposto a tutti i lavoratori dell’Istituto in conto 2013 (circa 6.000,00 € pro-capite), è stata già raggiunta.
In particolare, i lavoratori ex INPDAP inquadrati nelle posizioni da A1 a B3, hanno già percepito, in conto 2013 (vedi cedolini relativi ai mesi di maggio-agosto-novembre 2013 e febbraio 2014), gli importi di incentivo loro erogati nel corso del 2012. Tali lavoratori, quindi, hanno di fatto già ricevuto i saldi relativi all’incentivo 2013.
Ciò che si fatica a comprendere è la motivazione per la quale, secondo le informazioni che in queste ore è stato possibile raccogliere, nessun acconto verrebbe erogato ai lavoratori ex Inpdap inquadrati nelle posizioni C1, C2 e C3. Secondo i nostri calcoli, infatti, rispetto al 2012, nei confronti di tali lavoratori, dovrebbero essere ancora erogate, in conto 2013, le seguenti quote di salario accessorio:
• C1 e C2: circa 450,00 €
• C3: circa 1.000,00 €
Le scriventi OO.SS. chiedono pertanto che, ove la notizia dovesse rispondere al vero, il tema venga discusso all’interno di un apposito tavolo di confronto da convocare con la massima urgenza.
Roma, 15 luglio 2014
UIL PA/INPS
Sergio CERVO
FP CGIL/INPS
Oreste CIARROCCHI
CISL FP/INPS
Andrea NARDELLA
Un rimedio peggiore del male
L’italico vizio di fare di tutta l’erba un fascio ha colpito ancora!
Così come quando si parla di malfunzionamento della scuola italiana si accomunano la scuola materna, elementare e media (considerate un’eccellenza a livello internazionale) al sistema degli Istituti Superiori (discreto, secondo le misurazioni ufficiali) e dell’Università (pessimo, con soltanto due atenei tra i primi cento in Europa), anche nell’ambito delle politiche sociali si accomunano le politiche attive del lavoro (pessime) a quelle passive (ottime).
Per non essere tacciati di autoreferenzialità, qualche dato.
In Italia poco più di un lavoratore su cento si è occupato grazie ai Centri per l’impiego, che, come noto, sono dipendenze delle Province. Nel nostro Paese quasi tre milioni di domande l’anno di Aspi, Mini Aspi, Mobilità e Cassa Integrazione, vengono liquidate per oltre il 95% in meno di 30 giorni!
E la formazione? Il cuore delle politiche attive è affidato alle Regioni, che la svolgono con leggiadra indifferenza rispetto all’offerta di lavoro ed alle politiche passive, anche quando queste rientrano nella loro competenza diretta (CIG in Deroga). È dietro l’angolo una procedura d’infrazione per omessa rendicontazione da parte delle regioni riguardo agli interventi formativi erogati a fronte di CIG in Deroga concessa.
Anche in termini di infrastrutture tecnologiche ed informative il gap è tremendo.
Mentre la “Banca dati percettori” è stata attivata dall’Inps in meno di due anni dalla sua previsione, del cosiddetto “mercato del lavoro elettronico” (luogo telematico di incontro tra offerta e domanda di lavoro) neanche l’ombra!
L’unificazione in un nuovo soggetto pubblico delle tre distinte funzioni quali effetti sortirebbe nel breve – medio termine?
Senza grandi sforzi di fantasia i seguenti:
1. Aumento dei costi per le retribuzioni dei nuovi organi di vertice dell’Agenzia;
2. Perdita di tempestività nell’erogazione delle prestazioni, per la disponibilità solo indiretta (e quindi differita) delle informazioni e dei dati contributivi necessari per le liquidazioni dei trattamenti previdenziali;
3. Aumento delle truffe finalizzate alla percezione di trattamenti, per la frammentazione della visione complessiva. L’Agenzia avrebbe, infatti, una “vista” limitata al Lavoratore, mentre occorre che questa sia allargata all’Azienda da cui dipende, per prevenire o reprimere le situazioni delittuose. Lo schema classico in questi casi vede l’occulta regia di imprenditori fasulli che assumono e licenziano fittiziamente lavoratori al solo fine di far corrispondere loro prestazioni indebite;
4. Ulteriore malfunzionamento dell’erogazione dei trattamenti in deroga, per i motivi di cui al punto 2;
5. Intempestività dell’azione di recupero dei contributi omessi nei casi di riconoscimento delle prestazioni in base al principio dell’ “automaticità delle prestazioni”.” (Sergio Saltalamacchia)
Riassumendo, la proposta comporta
> COSTI
< ENTRATE
< EFFICACIA
> TRUFFE
COSTI
I presunti vantaggi ottenibili dalla riforma che viene prefigurata dalle deleghe per la creazione dell'Agenzia per l'Occupazione, contenute nel DDL Poletti, sono tutti da dimostrare, in termini di maggiore efficacia degli interventi di sostegno al reddito e delle politiche passive, qualora venissero correlate in maniera più immediata a quelle attive e della formazione.
Non risultano studi sull'efficacia ne' valutazioni di impatto, economico e finanziario, della riforma, o di semplice analisi dei costi, questi ultimi invece piuttosto certi, che la sua attuazione comporterebbe.
Le linee di tendenza dei processi di ridisegno organizzativo delle strutture e dei servizi degli Enti messe in atto negli scorsi anni, sono state sempre improntate a logiche di massimizzazione dell'impiego delle risorse esistenti o addirittura di una loro riduzione, in funzione di economie crescenti di scala e di eliminazione di diseconomie ed esternalità.
Questa logica ha consentito di saturare la capacità potenziale di erogazione dei servizi, sfruttando al meglio il know how tecnico e gestionale dei soggetti pubblici, utilizzando la tecnologia, la cultura organizzativa e quella manageriale come leva per il mantenimento degli obiettivi a risorse decrescenti.
Nel 2013, l’istituto ha impiegato circa 2.300 dipendenti per liquidare quasi 8.500.000 domande di prestazioni rientranti nel sistema degli ammortizzatori, con una media di 3.629 domande pro capite (fonte: Piano budget nazionale 2013). Considerando un costo medio annuo del lavoro per dipendente pari a circa € 40.000, i costi di tecnologici e le spese direttamente correlate, il costo per l’erogazione delle prestazioni a titolo di ammortizzatori ammonterebbero a circa l’1% della spesa totale.
La costituzione della nuova Agenzia, in rottura con il passato recente, sceglierebbe la via dell'esternalizzazione di servizi in passato internalizzati, che ormai fanno parte del core business dell’Istituto e ormai ampiamente strutturati e rodati in INPS, per riaggregarli intorno ad un soggetto che graviterebbe in tutt'altro ambito, finora investito delle politiche attive, che ad oggi ha sostanzialmente fallito la propria mission.
I dati relativi ad accesso agli ammortizzatori in deroga, formazione e reimpiego mostrano una correlazione negativa con l’andamento della disoccupazione, in particolare quella strutturale (cioè quella collegata alla mancata corrispondenza tra domanda e offerta) e del transito alle classi di lavoratori inattivi.
A leggere con attenzione le norme di delega, inoltre, l'Agenzia rappresenterebbe non solo un centro di coordinamento delle politiche, ma un vero e proprio ente di gestione.
I maggiori costi a cui si andrebbe incontro, pertanto, spazierebbero da quelli relativi agli organi di vertice, a quelli direttivi e gestionali, a quelli derivanti dal reinquadramento del personale proveniente da altri comparti, alla creazione ex novo di un'infrastruttura organizzativa, contabile, tecnologica e fisica di uffici.
A fronte di benefici non dimostrati e di costi rilevanti per l’avvio e la gestione del nuovo sistema, si contrappone l'invarianza di costi nell'attuale sistema di gestione degli ammortizzatori sociali e dell'ASPI, che utilizza la rete di strutture, persone e tecnologie del maggiore ente previdenziale europeo.
Ma vi sono aspetti più strutturali e fondanti, all'interno delle logiche ispiratrici della costituenda Agenzia, che suscitano forti preoccupazioni per la tenuta dei conti pubblici.
Se la ratio che ispira la riforma fosse quella di consentire una programmazione, un monitoraggio ed una rendicontazione unitaria delle politiche di Welfare e sostegno all'occupazione, non si vede come non si potrebbe ottenere identico risultato da una semplice operazione di estrapolazione ed elaborazione di dati finanziari ed economici già a disposizione del Governo, forniti dai diversi attori coinvolti.
Se la ratio fosse quella di un maggiore coordinamento tra le politiche attive e passive, non si vede per quale motivo investire un nuovo soggetto pubblico di compiti organizzativi e gestionali, con tutti i costi che ne derivano.
Se la logica della riforma fosse configurare un modello efficace di organizzazione e gestione dei servizi per il lavoro – aldilà dell’invasione di competenze regionali costituzionalmente tutelate - si finirebbe per attribuire ulteriori compiti (gestori) a soggetti che – si veda il parere al disegno di legge espresso dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome del 14/05/2014 – hanno già espresso contrarietà ad una tale attribuzione ed il cui ruolo nelle politiche per il lavoro si è già dimostrato di scarsa efficacia.
Se, come sembra, la logica sottesa fosse quella di sganciare definitivamente il sistema di ammortizzatori sociali dal sistema previdenziale, con completa ridefinizione delle finalità e dei requisiti di accesso alle prestazioni, l'impatto sui conti sconterebbe un effetto moltiplicatore della spesa difficilmente gestibile.
Fino ad oggi la natura previdenziale del sistema, basata sulla contribuzione e quindi su un principio solidaristico in senso stretto, ha consentito di ottenere una provvista finanziaria accettabile, tale da mantenere un tendenziale equilibrio nelle gestioni delle prestazioni assistenziali, al netto delle integrazioni a carico del bilancio dello Stato. In base ai dati dell’ultimo rendiconto disponibile (2012), il risultato di esercizio della Gestione prestazioni temporanee ha registrato un utile di esercizio pari a 173 milioni di euro, ed una situazione patrimoniale pari a 179.525 milioni.
Abbandonare tale meccanismose da un lato potrebbe portare ad una riduzione dell'aliquota previdenziale e quindi del cuneo fiscale nel costo del lavoro, dall'altro porrebbe integralmente a carico della fiscalità generale tutto il sistema di ammortizzatori sociali. A titolo esemplificativo, le uscite connesse alla sola indennità di disoccupazione, nel 2012, ammontano a circa 2.900.000.000, un pari importo a titolo di mobilità, circa 4.400.000.000 a titolo di Cassa integrazione straordinaria (fonte: Rendiconto INPS 2012).
Un sistema del genere, sommato ai maggiori costi derivanti dall'istituzione ex novo dell'Agenzia, avrebbe un effetto moltiplicatore della spesa pubblica senza controllo, soprattutto in considerazione del fatto che la logica con cui opererebbe il nuovo sistema non sarebbe basato su un sistema budgetario, di analisi dei fabbisogni e degli interventi ex ante, ma opererebbe con interventi ex post, nei settori e nei casi in cui dovesse sorgere il bisogno, e con stanziamenti difficilmente quantificabili in sede di ordinaria programmazione del bilancio dello Stato.
In aggiunta a ciò, si correrebbe il rischio di passare da una logica di partecipazione alla spesa da parte degli attori direttamente interessati al buon andamento del sistema (imprese e lavoratori), ad una logica di tipo discrezionale, in cui le modalità di accesso al sistema potrebbero generare distorsioni derivanti da appartenenze, maggiore o minore vicinanza al centro decisionale, e da free riding, come peraltro l'acclarata insostenibilità degli strumenti in deroga sta ampiamente dimostrando.
ENTRATE/EFFICACIA
L'art. 2 del DDL in oggetto – Delega al Governo in materia di servizi per il lavoro e politiche attive - delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e politiche attive.
I principi e i criteri previsti dal legislatore tentano di delineare un quadro di semplificazione, snellimento e razionalizzazione dei soggetti e dei servizi legati al mercato del lavoro, anche mediante l'Istituzione dell'Agenzia Nazionale per l'occupazione di cui alla lettera a) dell’art. 2 comma 2.
Ferma l'opportunità di progettare in modo accurato struttura, organizzazione e competenze dell'Agenzia, può apparire coerente con l’impianto normativo ipotizzato l'assegnazione all'Agenzia delle competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego e politiche attive, anche con l’obiettivo di rafforzare le funzioni di monitoraggio valutazione delle politiche e dei servizi e di valorizzare la sinergia tra soggetti pubblici e privati.
Desta più di una perplessità viceversa la formulazione del' art. 2, comma 1, lett. e) nella parte in cui prevede l’affidamento all’Agenzia Nazionale per l’occupazione delle competenze gestionali in materia di […] Aspi.
L'attribuzione all'Agenzia delle competenze in materia di Gestione Aspi rischia di generare un perverso meccanismo di duplicazione di attività, sovrapposizione di competenze, moltiplicazione di oneri e adempimenti, esplosione di costi e disservizi.
È noto infatti che il diritto alla percezione dell'Aspi è strettamente correlato alla posizione assicurativa del lavoratore, alla corretta instaurazione del rapporto di lavoro e ai relativi profili contrattuali e retributivi.
Il binomio contribuzione/liquidazione conduce a una erogazione dell'ammortizzatore sociale tempestiva e basata su meccanismi standardizzati solo a patto che l'ente gestore abbia la possibilità, la capacità e le competenze per presidiare ogni fase del flusso di lavoro.
Il noto principio di automaticità delle prestazioni (art. 2116 c.c.) non può essere equivocamente interpretato come fattore di banalizzazione dell'attività automatica (?) di liquidazione; l'automaticità delle prestazioni afferma il diritto del lavoratore alla percezione dell'ammortizzatore sociale indipendentemente dall'avvenuto versamento della contribuzione obbligatoria, purché sia accertata in modo univoco la sussistenza del rapporto di lavoro e la relativa trasmissione (o acquisizione d'ufficio) dei flussi di denuncia contributiva mensile.
La gestione dell'Aspi, inserita nel complessivo ciclo di vita aziendale e lavorativo del territorio, non può essere curata in modo consapevole se se ne frazionano gli aspetti gestionali e amministrativi.
Esemplificando le potenziali criticità va ricordato che le competenze gestionali in materia di Aspi comportano:
? La gestione unitaria e coordinata degli aspetti legati alla gestione del rapporto di lavoro, del credito contributivo e del conto assicurativo individuale, anche al fine di definire in modo legittimo e puntuale le (numerose) posizioni in cui il diritto alla prestazione è correlato a un riconoscimento/disconoscimento/ o riqualificazione del rapporto di lavoro. A riguardo non si comprende la razionalità di un sistema che crea aree di potenziali conflitti di interesse tra INPS e Agenzia per l’occupazione, che potrebbero affrontare con spirito e approcci differenti fattispecie concrete da cui dipende la liquidazione della prestazione (es. l'esito di un controllo su una "falsa partita IVA).
? La gestione dell'Aspi comporta necessariamente il presidio delle successive fasi di cura del contenzioso amministrativo e giudiziario. Il disposto normativo pare condurre a una moltiplicazione degli attori e degli oneri, considerato che un giudizio legale avrebbe come contraddittori necessari sia l'Istituto che l'Agenzia (uno per gli aspetti di contribuzione, assicurazione e accredito, l'altra per i profili legati alla liquidazione della prestazione).
? La gestione dell'Aspi comporta la necessità di definire, notificare e riscuotere le somme indebitamente erogate (per successiva rioccupazione, per disconoscimento del rapporto di lavoro, per liquidazioni effettuate in mancanza dei requisiti). Sotto questi profili che vantaggi può creare l'istituzione dell'Agenzia, quando l'Istituto dispone già di un efficace sistema di dialogo con il Concessionario per la Riscossione, della possibilità di attivare il proprio Ufficio Legale, della possibilità di compensare il debito con altre prestazione in corso di liquidazione o da liquidare?
La gestione dell'Aspi è simbolo e sinonimo di servizio all'utenza e al territorio. I livelli qualitativi del servizio erogato e percepito non potrebbero che risentire della frammentazione del lavoro, della moltiplicazione degli interlocutori e del (probabile) peggioramento dei tempi di liquidazione delle prestazioni.
? La gestione dell'Aspi è anche la capacità di valutare le posizioni individuali nel loro complesso, al fine ad esempio di adeguarne gli importi in godimento in applicazione del Dl n. 66/2014 - Bonus Renzi.
? La gestione dell'Aspi è legata alla possibilità di definire con immediatezza e lucidità le richieste di opzione tra Aspi e Assegno Ordinario di Invalidità (Corte Costituzionale n. 234/2011).
? La gestione dell’Aspi comporta la cura della definizione delle altre prestazione di cui l’assicurato può avere diritto anche nel corso della fruizione dell’Aspi – ad esempio l’indennità di maternità, l’assegno al nucleo familiare.
? La gestione dell’Aspi non può essere scissa dalla possibilità di accertare i requisiti di capacità lavorativa in caso di licenziamento per ragioni sanitarie.
La gestione dell'Aspi, come si è cercato sinteticamente di esprimere, è un'attività articolata e complessa, che può essere presidiata in modo tempestivo, anche e soprattutto in termini di servizio all'utenza, solo se l'ente gestore ha competenza e piena consapevolezza dell'intero flusso di lavoro, in tutti gli aspetti assicurativi, contributivi, amministrativi, contabili, riscossivi e legali.
Peraltro, il disegno di legge delega si pone espressamente l’obiettivo (come riportato nella relazione) di “rimodulare l’ASpI omogeneizzando tra loro la disciplina ordinaria e quella breve; incrementare la durata massima dell’ASpI per i lavoratori con carriere contributive più significative; estendere l’applicazione dell’ASpI ai lavoratori con contratti di co. co.co., prevedendo in fase iniziale un periodo biennale di sperimentazione a risorse definite; introdurre massimali in relazione alla contribuzione figurativa; valutare la possibilità che, dopo l’ASpI, possa essere riconosciuta un’ulteriore prestazione in favore di soggetti con indicatore ISEE particolarmente ridotto eliminazione dello stato di disoccupazione come requisito per l’accesso a prestazioni di carattere assistenziale”.
Ebbene, appare chiaro come la voluta razionalizzazione non equivalga affatto a semplificazione delle regole, che invece si prevede di voler rimodulare, rendendo così ancora più indispensabile la professionalità legata ad una corretta e completa lettura della storia lavorativa e contributiva del soggetto potenzialmente beneficiario.
Ma vi è di più.
Se ciò che giustifica un trasferimento di competenze è, in linea di principio, la possibilità di recuperare margini di efficienza (e per quanto sopra esposto non si comprende come tale risultato possa essere garantito escludendo dalla gestione chi possiede gli strumenti che la consentono) sarà interessante osservare i dati che riguardano attualmente la prestazione.
L’INPS ha liquidato nel 2013 il 97,99% delle prestazioni ASpI ed il 97,33% della prestazioni mini-ASpI entro i 30 giorni. Dati analoghi peraltro si riscontrano sulle altre prestazioni a sostegno del reddito: il 97,09% delle indennità di mobilità, il 98,24% delle prestazioni di disoccupazione agricola ed il 94,91% delle indennità di malattia e maternità vengono erogate entro i canonici 30 giorni che l’Istituto individua come parametro di qualità del processo di erogazione delle prestazioni.
E tale risultato è garantito in un contesto, è noto, di crisi economica che implica un elevato numero di domande e necessità di tempestiva liquidazione.
Quali migliori risultati garantirebbe una nuova entità che dovrebbe attrarre a sé in breve tempo tutte le competenze descritte, nonché gestire basi dati, collegamenti telematici, contatti con l’utenza e con altri Enti?
Si ritiene pertanto che dall'art. 2, comma 1, lett. e) della legge delega debbano essere espunte le parole "e Aspi”, con vigorosa e convinta conferma delle competenze gestionali dell’Inps, che ha dimostrato nel tempo di poter garantire un servizio in grado di soddisfare pienamente le esigenze del territorio.
EFFICACIA
Allo stato attuale l’INPS provvede alla gestione dei crediti contributivi utilizzando diversi canali telematici su scala nazionale, che permettono la puntuale verifica delle informazioni necessarie a erogare le prestazioni a sostegno del reddito ad esse collegate.
Se l’indennità ASpI e miniASpI, come si presume, continueranno a dipendere dalla verifica del diritto in base a contributi dovuti e/o versati, solo un’organizzazione che ha un accesso completo al variegato e frammentato mondo del lavoro, potrà efficacemente rispondere alla domanda di prestazione.
Ciò significa avere una competenza specifica su ogni evento che possa incidere sul diritto in questione, come ad esempio:
? malattia e maternità, (possono essere prestazioni erogate direttamente dall’INPS),
? infortunio sul lavoro,
? iscrizioni alla gestione separata,
? domande di pensione (casellario delle pensioni)
Appare evidente che l’ANL, per dimostrarsi efficace, dovrebbe essere dotato di tutti gli strumenti di cui l’Istituto è già in possesso, frutto di una evoluzione e un miglioramento continuo e che permettono di arginare fenomeni di evasione contributiva e situazioni dolose che si potrebbero ingenerare.
TRUFFE
L’INPS, per il ruolo istituzionale di ente erogatore di prestazioni sociali risulta spesso tra i soggetti passivi del reato di cui all’art.640bis c.p.( Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche); ciò avviene, in particolare, nell’ambito delle prestazioni c.d. a sostegno del reddito ma, a causa dell’accredito dei contributi figurativi correlato al pagamento delle prestazioni di disoccupazione, vi sono effetti anche sulla posizione complessiva dei soggetti interessati ai fini dei requisiti pensionistici.
Le truffe ai danni dell’INPS rappresentano un fenomeno grave e diffuso e in esse sono coinvolti vari soggetti (organizzazioni criminali, imprenditori, “colletti bianchi” e falsi lavoratori); quasi sempre concorrono altri gravi reati, tra cui l’associazione a delinquere, anche di tipo mafioso, le truffe ad altri enti pubblici, i reati di falso.
Spesso le somme erogate dall’INPS vengono divise tra i falsi lavoratori e gli organizzatori della truffa; alcune volte sono coinvolti nell’attività illecita funzionari pubblici o altri professionisti
La gravità del fenomeno è ulteriormente testimoniata dal fatto che i molti procedimenti penali instaurati nel corso degli anni coinvolgono centinaia o migliaia di imputati e che il relativo giro di denaro è molto elevato.
A ciò si aggiunge un’ulteriore considerazione. Le domande di disoccupazione sono legate ad alcune scadenze e a termini precisi e perentori oltre i quali si perde il diritto alla corresponsione della prestazione. La truffa diretta ad eludere i termini di presentazione delle domande cartacee, verificatasi in tempi in cui la presentazione delle domande non era telematica, attraverso la corruzione di soggetti interni all’Istituto, si è resa possibile attraverso l’obbligo di presentazione telematica delle domande. Anche tale aspetto non va sottovalutato. Attribuire ad un Ente non pronto a gestire telematicamente tali istanze, comporterebbe rischi fraudolenti che l’Inps, grazie ai propri strumenti telematici, ha già eliminato.
IL COORDINATORE GENERALE
UILPA-INPS
(Sergio CERVO)
RINGRAZIAMENTI
Si ringraziano tutti i colleghi che hanno collaborato
alla stesura di questo documento
Nel corso della riunione del tavolo nazionale tenutasi ieri, abbiamo anzitutto sottoscritto, in linea con quanto previsto dall’Accordo di Programma 2014-2016 e come chiesto da Cgil Cisl e Uil agli inizi del 2014, un’intesa sul telelavoro domiciliare e sul progetto sperimentale di telelavoro satellitare che provvederemo ad inviare a tutto il personale nei prossimi giorni.
Nel corso dell’incontro, l’Amministrazione ha anche consegnato alle OO.SS. un prospetto contenente i dati, aggiornati al 9/7 u.s., relativi ai pensionamenti/pre-pensionamenti da spending.
Dal prospetto consegnatoci emerge che:
-le posizioni soprannumerarie da riassorbire, tutte concentrate in area C, ammontano a complessive n. 1.359 unità;
-il numero dei volontari che potranno accedere alle procedure di pensionamento in deroga è pari a n. 781 unità (il numero totale delle disponibilità al collocamento a riposo in deroga è di 1.065 unità);
-avranno accesso al pensionamento in deroga i colleghi con almeno 1.895 settimane di anzianità contributiva al 31/12/2013. Come è noto, in ragione di quanto previsto nella stessa determinazione n. 97/2014, a parità di anzianità contributiva, accederanno alle procedure di pensionamento in deroga i colleghi con più elevata età anagrafica;
-i pensionamenti ordinari che saranno utilizzati ai fini del riassorbimento del soprannumero ammontano a complessive n. 578 unità (n. 315 lavoratori con requisiti pre-Fornero al 31/12/2011 e n. 263 lavoratori con requisiti Fornero).
Le comunicazioni di collocamento a riposo saranno inviate a tutti i lavoratori interessati agli interventi di pensionamento/pre-pensionamento da spending non appena approvata, con apposita determinazione del Direttore Generale, la graduatoria dei colleghi che hanno rappresentato il proprio interesse all’accesso alle procedure di pensionamento in deroga. Tali comunicazioni saranno comunque inviate in tempo utile per consentire, in particolare ai volontari collocatisi in posizione utile nell’ambito della citata graduatoria, il collocamento a riposo con decorrenza dal 1° febbraio 2015.
La chiusura delle operazioni connesse ai pensionamenti/pre-pensionamenti da spending permetterà, come previsto nell’accordo di programma 2014-2016, di dare corso agli interventi volti all’acquisizione delle autorizzazioni per procedere a nuove assunzioni e ai passaggi di area.
L’Amministrazione ci ha inoltre comunicato che, con il cedolino di luglio, salvo il buon esito del già avviato iter tecnico/contabile e ferma rimanendo la norma di salvaguardia delle retribuzioni prevista dall’art. 8 del CCNI 2013, sarà erogato, come a più riprese chiesto dalle scriventi, un ulteriore acconto dell’incentivo 2013 di importo pari a 500,00 € medi pro-capite.
A chiusura dell’incontro, su nostra specifica richiesta, l’Amministrazione si è impegnata ad inserire all’o.d.g. dei prossimi incontri del tavolo nazionale la trattazione dei seguenti argomenti:
-in linea con quanto previsto nell’accordo di programma 2014-2016, la definizione dei requisiti di partecipazione e delle modalità di selezione relativi ai passaggi economici interni alle aree e la problematica concernente il personlae che, per effetto dell’incorporazione degli Enti soppressi, risulta assunto e/o inquadrato in area B, nei profili specialistici informatico e socio-assistenziale;
-il tema del contingentamento delle uscite in relazione all’avviato processo di mobilità nazionale a domanda. Sul tema, l’Amministrazione si è impegnata a pubblicare le relative graduatorie tra il mese di settembre e quello di ottobre.
UILPA
FPCGIL
CISLFP
Si è svolta a Salerno, nei giorni 27 e 28 giugno u.s., l’Assemblea Nazionale del Coordinamento Nazionale UILPA-INPS.
Si è trattato di un’occasione particolarmente significativa, per la nostra Sigla, per sviluppare e approfondire le attuali tematiche sia contrattuali che normative.
La nuova Segreteria e gli altri Organi sono stati eletti all’unanimità, a dimostrazione dell’apprezzamento dei delegati alle proposte avanzate, sia di tipo politico che di tipo organizzativo.
Si apre, da oggi, un’ulteriore, impegnativa pagina, che dovrà vedere la massima coesione tra tutti, avuto conto delle gravi difficoltà che attraversa il nostro Ente e che potranno essere affrontate solo con l’impegno che troppe volte, purtroppo, viene più apprezzato dagli utenti e dall’opinione pubblica che dal nostro vertice politico, probabilmente distratto da altre problematiche.
Cordiali saluti.
IL COORDINATORE NAZIONALE
(Sergio Cervo)
La scorsa settimana è proseguito, tra Amministrazione e OO.SS., come previsto dall’Accordo di Programma 2014-2016 e come unitariamente chiesto in data 30/1/2014, il confronto in merito alla definizione di una nuova intesa sul telelavoro domiciliare e sull’attivazione del c.d. telelavoro satellitare.
L’Amministrazione ha consegnato alle OO.SS. una nuova bozza di accordo che, tra l’altro, in linea con le richieste formulate dalle scriventi nel corso dei precedenti incontri, prevede l’attivazione di specifici momenti di confronto di livello regionale sia ai fini dell’elaborazione dei progetti di telelavoro domiciliare e satellitare sia nei casi in cui, per intervenute esigenze di carattere organizzativo e funzionale, si intenda procedere, a livello di singola Struttura, alla revoca dei progetti in essere.
A margine dell’incontro del 24/6 u.s., l’Amministrazione ha anche comunicato l’intervenuta adozione, in data 16 giugno u.s., dopo quella con la quale si è approvata la nuova dotazione organica dell’Istituto, di una determinazione commissariale (la n. 97) con la quale sono state definite tempistica (31/1/2015) e modalità di riassorbimento del soprannumero attraverso i piani di pensionamento-prepensionamento.
Dal raffronto tra la nuova dotazione organica e la consistenza del personale riferita al mese di maggio 2014, le posizioni soprannumerarie, come precisato all’interno della medesima determinazione commissariale, ammontano a complessive 1.795 unità. Tali posizioni, in linea con le indicazioni sul tema fornite dalla Funzione Pubblica con circolare n. 4/2014, saranno prioritariamente riassorbite mediante i pensionamenti ordinari. In tutto, accederanno al pensionamento in via ordinaria n. 952 dipendenti di cui:
- 428 lavoratori con requisiti pre-Fornero alla data del 31.12.2011;
- 524 lavoratori che hanno già maturato o matureranno i requisiti pensionistici ai sensi dell’art. 24 del D.L. n. 201/2011, con accesso al relativo trattamento entro il 1 febbraio 2015.
Le rimanenti posizioni soprannumerarie (tenuto conto di quanto riferito dalla stessa Amministrazione nel corso dell’incontro circa 850) saranno riassorbite attraverso i pensionamenti in deroga. A tal proposito, nella determinazione n. 97/14 si precisa che:
- i lavoratori che hanno manifestato il proprio interesse all’accesso alle procedure di pensionamento in deroga ammontano a complessive 1.073 unità;
- saranno utilizzati, quali criteri da utilizzare per l’individuazione dei colleghi che avranno accesso alle citate procedure, la maggiore anzianità contributiva e, a parità, di anzianità contributiva la maggiore anzianità anagrafica.
Riservandoci di analizzare con la dovuta attenzione il testo della determinazione n. 97 ed i dati in essa contenuti, abbiamo chiesto che il tema venga ulteriormente approfondito nel corso del prossimo incontro, già programmato per il 10/7 p.v.
L’Amministrazione ha inoltre fornito alle OO.SS.:
- un primo resoconto delle domande di mobilità nazionale presentate, sia dal personale amministrativo che da quello con profilo vigilanza, entro il termine previsto dai relativi bandi;
- il testo dei rilievi che la Ragioneria Generale dello Stato ha mosso all’Istituto in tema di maturazione del diritto al buono pasto in caso di fruizione dei permessi previsti dalla legge n. 104/92.
A chiusura dell’incontro, Cgil Cisl e Uil hanno chiesto di dare rapida apertura al tavolo di confronto, previsto dall’Accordo di Programma 2014-2016, per la definizione dei requisiti di partecipazione e delle modalità di selezione relativi ai passaggi economici interni alle aree.
Come è noto, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24/6/2014 il D.L. n. 90/14, recante “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari”; provvedimento all’interno del quale, come evidenziato da Cgil Cisl e Uil, non c’è nulla di epocale e, soprattutto, non ci sono le innovazioni che, in termini di incremento dei livelli di efficacia, efficienza e trasparenza dei servizi, oggi cittadini e imprese chiedono alle Amministrazioni Pubbliche. Concetti che certamente non spaventano le lavoratrici ed i lavoratori dell’INPS. Lo dimostra il fatto che da anni, agendo sulla leva della contrattazione integrativa, l’INPS si è tra l’atro dotato di moderni ed efficaci strumenti per la valutazione dell’apporto partecipativo individuale.
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