
Sulla rotazione del personale, evidentemente, non tutto è così chiaro come dovrebbe. O forse, più semplicemente, qualcuno ha deciso di renderlo complicato.
Eppure, la disciplina è nero su bianco nella Deliberazione n.159 del 16 ottobre 2025 del Consiglio di Amministrazione dell’INPS che ha aggiornato il Regolamento in materia di rotazione del personale in attuazione della legge n.190/2012 e delle indicazioni ANAC.
Basterebbe leggerla per intero — senza salti interpretativi — per coglierne un impianto chiaro ed equilibrato: la rotazione è sì misura di prevenzione della corruzione, ma anche strumento organizzativo che deve essere applicato senza compromettere il buon andamento, la continuità amministrativa e la qualità dei servizi.
Il Regolamento lo dice esplicitamente:
la rotazione non può prescindere dalle competenze;
deve garantire stabilità ed efficienza dei processi;
avviene, per dirigenti, coordinatori e titolari di incarichi, alla naturale scadenza degli stessi, salvo eccezioni motivate;
può essere funzionale o territoriale, ma sempre nel rispetto dell’organizzazione complessiva.
E poi c’è l’articolo 15. Quello che, a quanto pare, qualcuno legge… e qualcun altro interpreta liberamente.
La norma transitoria è invece chiarissima:
per i titolari di posizione organizzativa, la decorrenza dell’obbligo di rotazione parte dal primo incarico conferito a partire dal 26 febbraio 2025, data di adozione del nuovo sistema di attribuzione delle P.O.
Tradotto:
gli incarichi in essere non si toccano prima della loro naturale scadenza;
il “contatore” della rotazione parte solo dai nuovi incarichi conferiti con le nuove regole.
Semplice. Lineare. Difficile da fraintendere… a meno di non volerlo fare.
E allora, se emergono applicazioni difformi o addirittura forzature, il problema non è la norma.
Il problema è un altro, ed è altrettanto evidente: questo è ciò che accade quando determine e regolamenti così rilevanti non vengono accompagnati da quel confronto serio e strutturato con le Organizzazioni Sindacali, tutte, firmatarie e non.
Perché il confronto serve esattamente a questo: evitare interpretazioni “creative”, garantire uniformità applicativa e prevenire errori che poi ricadono sull’organizzazione e sulle persone.
Quando questo passaggio manca, il risultato è quello che oggi vediamo: prassi difformi, incertezza e decisioni che rischiano di incidere negativamente sul lavoro quotidiano.
Vale quindi la pena ribadirlo con chiarezza:
le regole ci sono, sono scritte bene e vanno semplicemente applicate.
Senza forzature. Senza scorciatoie. Senza invenzioni.
Roma, 21 marzo 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
