
Nel corso della riunione odierna con la delegazione trattante sono state illustrate le nuove Linee guida sul lavoro a distanza, che ricomprendono sia il lavoro agile sia il lavoro da remoto.
Un elemento di novità rilevante riguarda il superamento dell’istituto del telelavoro: l’Amministrazione dichiara infatti l’intenzione di andare oltre questo strumento, pur mantenendo validi i Piani di sviluppo del telelavoro e i relativi contratti individuali fino alla loro naturale scadenza.
Il quadro che emerge è articolato e, per molti aspetti, contraddittorio.
Da un lato, si registra un ampliamento significativo delle condizioni di priorità per l’accesso al lavoro agile e, in parte, al lavoro da remoto. Vengono finalmente riconosciute situazioni reali e diffuse: caregiver familiari, lavoratrici e lavoratori con particolari condizioni di salute, esigenze di assistenza familiare estesa e distanze rilevanti dalla sede di servizio. Si tratta di un passo che va nella direzione giusta, perché intercetta bisogni concreti e sempre più presenti nella nostra organizzazione.
Dall’altro lato, però, non si può non evidenziare come a queste aperture si accompagnino scelte che segnano un arretramento sul piano delle garanzie.
Scompare ogni riferimento al confronto sindacale nelle modalità di accesso e gestione degli istituti: un elemento grave, che riduce gli spazi di partecipazione e indebolisce il ruolo delle rappresentanze dei lavoratori, lasciando maggiore margine alla discrezionalità dell’Amministrazione.
Sul lavoro agile, inoltre, viene eliminato il rinnovo automatico degli accordi individuali, introducendo un elemento di incertezza per chi già oggi utilizza questo strumento e rendendo più instabile una modalità lavorativa che dovrebbe invece essere consolidata.
Si rafforza, complessivamente, il potere unilaterale dell’Amministrazione, sia nella fase di concessione – pur in presenza dell’obbligo di motivare eventuali dinieghi – sia nella fase di recesso, ampliando di fatto le possibilità di revoca.
Per quanto riguarda il lavoro da remoto, pur a fronte dell’ampliamento delle priorità, resta invariato un modello organizzativo rigido, fortemente ancorato a vincoli di orario, timbrature e controlli, senza una reale evoluzione verso forme di maggiore autonomia e fiducia.
Anche la possibilità di superare il principio della prevalenza della presenza, prevista per il lavoro agile nei casi più gravi, rimane circoscritta a situazioni eccezionali e non modifica l’impianto generale.
Il risultato complessivo è un equilibrio fragile: si allarga la platea dei potenziali beneficiari, ma non si rafforzano in modo adeguato le garanzie né si compie un vero salto di qualità nell’organizzazione del lavoro.
Il rischio concreto è che lavoro agile e lavoro da remoto continuino a essere percepiti più come concessioni che come strumenti strutturali, esigibili e stabili.
Per queste ragioni riteniamo indispensabile aprire un confronto vero, non formale, che rimetta al centro non solo le esigenze organizzative, ma anche la qualità del lavoro, la dignità delle persone e la certezza dei diritti.
Su questo terreno sarà necessario proseguire con determinazione, perché il cambiamento non può fermarsi a metà.
Roma, 18 marzo 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
