
L’assetto organizzativo introdotto negli ultimi anni ha puntato su un’idea ambiziosa: rafforzare l’autonomia delle Direzioni, attribuendo loro una gestione completa dei servizi, anche attraverso nuove articolazioni dedicate al presidio delle procedure informatiche. Un’impostazione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto rendere più fluido il rapporto con le strutture tecnologiche e migliorare l’efficacia complessiva dell’azione amministrativa.
Sulla carta, un disegno coerente. Nella pratica, molto meno.
L’esperienza maturata evidenzia infatti come questo modello, pur con alcune eccezioni, non abbia prodotto i risultati attesi. Al contrario, ha spesso generato sovrapposizioni, frammentazioni e una gestione non sempre efficace dei processi, allontanando anziché avvicinare competenze e responsabilità.
Ma il punto più critico riguarda le persone.
I funzionari informatici inseriti in queste articolazioni si trovano a operare in contesti che non valorizzano appieno il loro profilo professionale. La distanza dalle strutture tecnologiche centrali ha prodotto nel tempo un progressivo disallineamento rispetto alle competenze richieste dal ruolo, con evidenti ricadute sulla crescita professionale, sull’aggiornamento delle competenze e sulle prospettive di carriera.
Non è solo una questione organizzativa: è un tema di valorizzazione del capitale umano. Lasciare che professionalità qualificate si muovano in contesti non coerenti con il proprio percorso significa esporsi al rischio concreto di perdita di competenze, motivazione e, nel medio periodo, di risorse stesse.
Un dato recente, per quanto da solo non esaustivo, rappresenta inoltre un segnale che non può essere ignorato. Nell’ultima selezione per idoneità a Capo Progetto Informatico, la stragrande maggioranza delle valutazioni di inidoneità si è concentrata tra i funzionari inseriti nella funzione procedure. Non si tratta di una coincidenza né, tantomeno, di una valutazione sulle capacità individuali delle persone coinvolte. La statistica, in casi come questo, non esprime giudizi, ma evidenzia dinamiche: quando un esito si concentra in modo così marcato all’interno di una specifica articolazione organizzativa, è legittimo interrogarsi sull’efficacia del contesto in cui quelle professionalità operano.
Se un ambiente di lavoro non consente un adeguato sviluppo delle competenze, non favorisce l’aggiornamento tecnico continuo e non mantiene un collegamento stabile con le strutture tecnologiche centrali, è inevitabile che nel tempo si crei un divario tra il profilo formale richiesto e le competenze effettivamente esercitate e riconosciute.
Ripensare questo modello non è un passo indietro, ma un atto di responsabilità. Significa prendere atto delle criticità emerse e intervenire per costruire un’organizzazione più efficace, più coerente e più capace di valorizzare le proprie professionalità.
Continuare lungo questa strada, ignorando i segnali che arrivano dall’esperienza concreta, rischia di produrre effetti ben più gravi: indebolire l’Istituto e disperdere competenze che rappresentano un patrimonio fondamentale.
Alla luce di quanto esposto, riteniamo non più rinviabile una revisione dell’attuale assetto delle aree e delle funzioni procedure, da avviare prima dell’assegnazione delle nuove posizioni organizzative informatiche. Procedere diversamente significherebbe consolidare criticità già emerse.
È necessario fermarsi, valutare con attenzione l’efficacia delle attuali collocazioni funzionali e intervenire per riallineare competenze, ruoli e responsabilità, restituendo coerenza ai percorsi professionali e assicurando che i nuovi progetti siano affidati a strutture e contesti realmente in grado di sostenerli.
Roma, 2 aprile 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
