
L’inchiesta trasmessa dalla trasmissione Report il 25 gennaio 2026 ha acceso i riflettori sull’installazione del software informatico ECM su circa 40.000 computer del Ministero della Giustizia. Una notizia che non può lasciare indifferenti e che pone interrogativi legittimi anche rispetto a quanto avviene all’interno dell’INPS.
Dall’inchiesta emerge che ECM è un software commerciale di Microsoft, utilizzato per la gestione centralizzata dei sistemi informatici e per il controllo remoto dei dispositivi. Non si tratta di un virus né di un trojan, ma lo stesso produttore evidenzia come il suo utilizzo richieda attenzione, cautele e misure di sicurezza adeguate, soprattutto quando viene impiegato in contesti che trattano dati estremamente delicati e che, potenzialmente, possono incidere anche sulle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa.
Ogni giorno l’INPS gestisce una quantità enorme di informazioni personali, previdenziali e sanitarie dei cittadini, oltre ai dati legati all’attività lavorativa di migliaia di lavoratrici e lavoratori. In presenza di strumenti che consentono la gestione e il controllo remoto dei sistemi, diventa quindi fondamentale chiarire se e in che modo possano essere monitorate, anche indirettamente, le attività lavorative quotidiane del personale.
Per questi motivi è importante fare chiarezza e sapere:
se il software ECM, o strumenti simili di gestione e controllo remoto, siano presenti sui sistemi informatici dell’Istituto;
quali misure di sicurezza siano state adottate e quale livello di tutela della privacy venga concretamente garantito;
se tali strumenti rispettino pienamente la normativa vigente, in particolare il Regolamento UE 2016/679 (GDPR), le indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali e la normativa a tutela dei lavoratori;
se siano stati effettuati controlli, audit o valutazioni di impatto sull’utilizzo di questi software.
Chiedere trasparenza non è una formalità, ma un atto di responsabilità verso i cittadini e verso chi lavora ogni giorno nell’INPS. La protezione dei dati, la privacy e la dignità delle persone non possono essere messe in secondo piano.
Si resta in attesa di risposte chiare, complete e rassicuranti.
Roma, 26 gennaio 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
