Con la distribuzione delle schede di valutazione intermedie si conferma una dinamica ormai evidente: per l’amministrazione, la qualità del lavoro dei dipendenti non segue criteri stabili, ma oscilla nel tempo. A parità di attività svolte, responsabilità assunte e risultati conseguiti, il giudizio cambia, come se fosse governato da un moto proprio, indipendente dai fatti.
I lavoratori assistono così a valutazioni che mutano senza spiegazioni chiare. Ciò che pochi mesi fa veniva definito adeguato o addirittura meritevole, oggi viene ricondotto a una generica “normalità”, quando non a una presunta inadeguatezza. Non cambia il lavoro, non cambiano le condizioni operative: cambia solo la valutazione. Un’oscillazione che ricorda da vicino il pendolo di Foucault, dove il movimento è evidente ma la causa resta incomprensibile a chi lo subisce.
A rendere il quadro ancora più grave contribuiscono ritardi ingiustificati, criteri valutativi opachi, che riducono l’impegno professionale a una classificazione impersonale. Il risultato è la sistematica svalutazione del lavoro quotidiano e la trasformazione dei dipendenti in numeri collocati “in linea”, privati di ogni reale riconoscimento.
Le dichiarazioni sull’introduzione di un sistema più moderno, partecipato e trasparente si sono dimostrate prive di riscontro concreto. Cambiare il linguaggio senza modificare il metodo non ha prodotto alcun miglioramento, ma ha solo mascherato un impianto valutativo che resta burocratico, incoerente e incapace di assolvere alla propria funzione.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il pendolo continua a oscillare, ma i lavoratori restano fermi, intrappolati in un sistema che alterna giudizi positivi e negativi senza criteri verificabili. L’obiettivo della valutazione – valorizzare le competenze, riconoscere l’impegno e orientare il miglioramento – rimane sospeso, schiacciato tra lodi del passato e giudizi tiepidi del presente.
Alla fine dell’anno, a fronte di un impegno serio, costante e misurabile, il riconoscimento che arriva assomiglia più a un’illusione che a una reale valorizzazione: non un premio, non una prospettiva, ma semplice aria in movimento. Un meccanismo che alimenta frustrazione, malcontento e una crescente perdita di fiducia nell’operato dell’amministrazione.
Roma, 8 gennaio 2026
Il Coordinatore Generale UILPA INPS
Sergio Cervo
