Mentre le pacche sulle spalle dei lavoratori si sprecano per l’alto ruolo sociale rivestito nel welfare del Paese anche durante la pandemia, da oltre un anno la disposizione attuativa della legge di bilancio del 2020 che aprirebbe a gran parte dei lavoratori dell’Istituto la possibilità di aderire al Fondo delle prestazioni creditizie e sociali al pari dei lavoratori ex INPDAP giace in qualche cassetto in attesa di una firma che si dà per apposta.

E non si tratta di una questione da poco perché, da anni, i lavoratori dell’Istituto sono divisi tra quelli che possono partecipare ai bandi per le prestazioni e “quelli che no”, a prescindere dal fatto che lavorano tutti per lo stesso Ente.

Questo problema deve essere sfuggito oggi nella pubblicazione delle notizie in evidenza sulla nostra Intranet. Presentando la nuova iniziativa per lo screening oncologico precoce che si va ad aggiungere agli altri servizi del fondo, si è precisato che anche questo è riservato ai lavoratori e pensionati iscritti al FPCS, quello noto ai più come lo 0,35% per via della quota a carico del lavoratore.

La notizia, tanto interessante quanto divisiva, ha riacceso i riflettori sull’annosa questione della riapertura delle adesioni, prevista dalla citata legge di bilancio 2020 ed in attesa di decreto attuativo, attirando un coro di proteste che si può sintetizzare così: “Sono anni che stiamo aspettando di poter aderire al fondo e siamo bloccati dalla burocrazia che ogni giorno, noi dell’Istituto siamo chiamati a superare”.

Quanto ancora dovranno attendere i lavoratori dell’Istituto per essere considerati tutti eguali? Quanto ancora dovranno dare senza mai ricevere?

Roma, 18 marzo 2021

FP CGIL

Matteo Ariano

Antonella Trevisani

CISL FP

Paolo Scilinguo

UIL PA

Sergio Cervo

CONFSAL/UNSA

Francesco Viola