
Anche quest’anno, tra fanfare invisibili e applausi registrati, si è ufficialmente conclusa la stagione delle valutazioni. Un evento ormai entrato nel folklore istituzionale, che potremmo tranquillamente ribattezzare “Festival dell’Arbitrarietà”.
Un appuntamento fisso, come le zanzare a giugno o le dichiarazioni “ce lo chiede l’Europa”. Solo che qui non si balla, non si canta e, soprattutto, non si premia il merito. Si distribuiscono giudizi come coriandoli al contrario: invece di colorare l’aria, la rendono pesante.
Nel nostro Istituto, la valutazione del personale ha ormai perso ogni pretesa pedagogica. Non serve a crescere né a valorizzare. È una lotteria al buio, con regolamento ignoto, premi aleatori e penalità certe. Un talent show al contrario, dove chi lavora con dedizione finisce spesso in fondo alla classifica.
Chi ha avuto il coraggio di guardare la propria scheda ha trovato più punti interrogativi che riconoscimenti. La valutazione – quella vera – sembra essere stata affidata al caso, a volte al pregiudizio, spesso all’autocompiacimento di chi valuta. Il confronto con il valutatore è previsto, certo, ma resta un’opzione decorativa: un po’ come chiedere a un paracadute di rallentare dopo l’impatto.
Il termine per contestare le valutazioni era il 30 maggio.
Se avete fatto in tempo, bene. Altrimenti, potete sempre consolarvi con la consapevolezza che, in questo sistema, non conta quanto vali, ma quanto ti lasciano valere.
Noi continueremo a denunciare queste valutazioni a geometria variabile, dove chi tiene in piedi l’Istituto viene valutato senza logica e spesso senza rispetto.
Perché la dignità professionale non si assegna con una scheda, e perché una pubblica amministrazione giusta comincia da una valutazione giusta.
Alla prossima edizione del Festival dell’Arbitrarietà.
Ma speriamo vivamente in un cambio di rotta.
Roma, 6 giugno 2025
Il Coordinamento Nazionale
Sergio Cervo
